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Giustizia poetica

Il primo giorno di vacanze dopo la prima media sarà stato tipo oggi: il dodici di giugno. Mi prese allo stomaco il disagio di chi sta a casa mentre tutti gli altri stanno in classe, il fastidio di un evento che succede anche in nostra assenza, ma stavano a casa tutti, ricordai, e passò subito. La tabaccheria di Pietro era giovane, e lui con lei. Di legno scuro, dentro, tra le pipe di radica; spallidita dal sole la parte scostumata, affacciata in piazza come una venditrice d'amore. A un certo punto dev'essere arrivato Gastone, coi suoi Tex del fine settimana: l'edicola sulla rampa del duomo, a ogni pronunciamento d'estate, spalmava per il mio incanto e per tutta la sua lunghezza una marea di arretrati col bollino del prezzo ritoccato - Lit 250. Se ricordate che razza di diavoleria è lo stupore da ragazzini - mischiato con il desiderio come il rum alla crema d'uovo - capite di che parlo. E l'odore? Quello della carta polverosa, gonfia di acari da magazzino: lì è cominciata la mia allergia, perché inalavo come un forsennato, ma chi se ne importa. A leggere il titolo di un albo, Pietro commentò Pensa tuo zio quando al giornalaio gli ha chiesto Piombo caldo, e mi sorpresi a scoprirlo capace di ironia, e forse fu la prima volta, una specie di battesimo del fuoco. Quell'estate avevano appena ammazzato Aldo Moro, e ce ne andammo in Sicilia in Renault 4, per esorcizzare, e tutte le domeniche di quella furibonda stagione mangiammo la bandiera - quel fottuto intruglio di peperoni verdi, zucchine, melanzane e patate che i francesi chiamano Ratatouille e che mi è tornata simpatica solo quando l'ho vista preparare da Remi, in quel film miracoloso. A Palermo pranzammo in un vicolo, col tavolo in mezzo alla strada: spaghetti al pomodoro tra i motorini a schivarci, le mosche a banchettare attorno, un caldo musulmano; una ragazza dalla pelle araba passò guardandomi, o così mi vien da ricordare, e io m'innamorai. A Budoni, un paio di anni dopo, successe lo stesso: un'altra bellezza intoccata, meno normanna, vestita a festa per un qualche patrono: conservo la foto, non il nome. E comunque erano stagioni limpide, per questo ne parlo: era chiaro quel che dovevo fare, e quel che potevo aspettarmi dal prossimo. C'era ordine. Tutti avevano secondo i loro meriti, e gli imbroglioni ero convinto che se la passassero gran male: giustizia poetica. Come in una storia di Tex, per questo a Gastone piacevano, perché ci trovava il suo stesso senso di pulizia. Poi, in capo ad altre tre o quattro estati, morì Berlinguer - ed è un ricordo insistente ancora oggi perché Mauro pianse. Aveva scritto che i partiti sono marci, Enrico, avevo già 17 anni, intuii l'umanità, e che bisognava cambiare le persone, non i simboli. Oggi vivo senza riferimenti che non siano canzoni, film, libri ferocissimi. Non credo più alla gente benché credo che quelli che stanno dietro a certe cose colossali, tanto spregevoli non possano essere. E questa è l'unica speranza viva che mi rimane.

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