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Buona estate, cara estate

Bentornata, stagione degli amori sciocchi che ti si incollano a vita, bentornata leggerezza, bentornata euforia. In spiaggia, nelle sere dai tramonti regali, ho intuito l'immortalità, e che doveva annidarsi in quella perfezione, nel vento che soffia dal mare e inarca le onde, nelle canzoni da ballare sotto i gazebo, le tende arancioni che si gonfiano, a respirare. Ben ritrovata, felicità di un attimo - ma che dentro quell'attimo hai tutti i colori dell'eterno: - buona estate, cara estate. A onore di quelle stagioni ho indossato camicie bianche, me lo ricordo, e pantaloni freschi - vagamente somigliando a Sonny Crockett  - e  ho corteggiato la donna mia come una sconosciuta - già che lo stereo suonava voulez-vous coucher avec moi - e accanto uomini allegri con le loro compagne facevano uguale, e la vita era dolce, e la paura quella notte non trovò neanche una sedia libera. Bevemmo davanti al mare etrusco, e mangiammo spaghetti di pesce, e nessuno andò a dormire, e quando scoprimmo l'est, e che l'alba sarebbe sorta tra poco, ci sdraiammo sparsi e ubriachi ad aspettarla. Un'altra volta ancora, ma prima di questa, eccomi che ficco la moneta nel jukebox e The final countdown spacca l'afa di agosto, ed è là che una tipa più grande mima il rullante, e un'ora dopo mi fa gli occhi dolci: la fanciullezza le ha di serie, queste feroci indimenticanze, come la Panda gli airbag laterali. E poi via, ancora indietro, anzi che l'amore diventasse tiranno: guardatemi quanto son bravo a vincere cento partite con il Pong della Atari - schermo nero e due barrette bianche, una pallina che rimbalza e una fila di ragazzini dietro che aspettano il turno. Cribbiolina, che tenerezza, che tempi illuminati. A me mi sa che certi non li hanno mai vissuti, tempi così. Adesso parlo di adesso, di oggi. Di quando sento e leggo di gente che si riunisce alle 22 ogni primo martedì del mese, e tra pentacoli e cappucci si spartisce le cariche di un ospedale, e decide le nomine nei consigli di amministrazione, ed è drogata di potere - poveretta. Li chiamano massoni - perché fa rima con una parola grossa e facile, sospetto, che più si addirebbe a loro. L'immortalità credono si corteggi così. Ma non hanno nessun dio in costume da bagno che li guarda e sorride come a noialtri, quando  - leggeri della festa - balliamo ancora adesso abbracciati alla donna perfetta, innamorati per sempre.

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