
Frequenta Narni, Umberto Orsini, l'ha eletta da qualche tempo prima tappa di ogni suo nuovo spettacolo, è successo con
Il giuoco delle parti, con
Il costruttore di Solness, forse anche con
Copenaghen, boh, vatti a ricordare, e comunque la città gli piace, e gli piace la gente. Per giunta va a tagliarsi i capelli dal mio stesso barbiere, e la prima volta che ci è andato - per prendere un appuntamento - gli han chiesto il nome, che non l'avevano riconosciuto. Li ha accontentati - un poco seccato, mi sa - ma dopo è stato soddisfatto, e del taglio e della conversazione da
parrucchieria, che è in fondo anch'essa una forma di teatro. Se fossi attore e mi chiedessero l'identità mi confonderei, temo, tra quel che sono la mattina e chi ho creduto di essere la sera, sui palchi di mezzo mondo, e potrei battezzarmi
Stenterello, Iago, Cavaliere di Ripafratta, signor Ponza, Arpagone. E allora confesso che sono tornato a insegnare dopo aver giurato Mai più nella vita perché mi mancava quella commedia, quell'entrare ogni mattina nei panni di qualcuno altro da me, e provare a raccontare la sua storia. Un insegnante forse è un attore con zero talento, ma il richiamo dello spettacolo è potente, e bravo chi gli sfugge. La cosa fantastica - e che avevo dimenticato - è il fatto che sono il primo studente di me stesso, mi sto a sentire a orecchie spalancate. Probabilmente tutti i colleghi scrupolosi fanno uguale, e non è un discorso di vanteria. È che, al contrario, solo ascoltandomi, senza distrarmi - a pensare al derby, all'amore - riesco a capire più in totalità le cose che dico, come, appunto, un attore ascolta con devozione il personaggio che ha dentro per farlo sortire intero. Così lavorando, svelo colma la bellezza di un'opera che a leggerla mi si era mascherata - è capitato con Pirandello un sacco di volte: vedi di nuovo i due mestieri come si mischiano - e la marzianità di chi l'ha scritta. E marziano a conti fatti sono un po' anch'io: quando mi ostino a succhiare stupore da un mestiere terribile. Ma le volte che mi stanno a sentire, e chiedono, e prendono appunti, io recito come davanti a un teatro sold out. Con la comica aggravante che il tutto esaurito, psicologicamente parlando, sono soprattutto io.
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