
Aveva le narici schiacciate, il setto nasale deviato, lo sguardo acquoso: avrei dovuto capirlo subito che faceva il boxeur. Lo lasciai parlare, però, perché mi prese alla sprovvista, e perché ero ancora nell'età in cui la cortesia è un dovere - oggi taglierei corto: è per via che invecchio, probabilmente. Aspettavo una ragazza con l'emozione delle prime attese, dietro il chiosco di giornali di piazza della Repubblica, dove ora ci sono i tavoli di Yogurino e le donne separate fanno l'aperitivo in gruppo.
Sei perfetto per salire su un ring - cominciò a dire, e che avevo le spalle larghe, l'altezza giusta -
e se poi sei preoccupato per i colpi in testa e per il tuo bel visino, ti daremo un casco, e il paradenti. Annuivo, ogni dieci sue parole gli facevo di sì con la testa, sì, certo che sì, e gli giurai che ci avrei pensato su, e mi diede il nome della palestra, e io già mi vedevo mille città lontano, da lui e dalla sua delirante proposta. Saranno trent'anni, ormai, trentadue, ero un pulcino innamorato, stavo lì ad aspettare baci, non cazzotti, e difatti non se ne fece niente. Mi è tornata in mente, quest'avventura, l'altra sera che con Susi guardavamo
Rocky. Il primo, dico, quello bello, quello da cui prende il via tutta la serie. Ci siamo messi in testa di ritrovare certi grandi film del passato, che io ho visto al drive-in, nelle sere di tre o quattro estati furibonde - in braccio all'adolescenza - e lei mai, e ne avverte il bisogno. Gliene ho parlato, le ho detto che ne vale la pena. Che hanno un linguaggio, una struttura, che non passano di moda: ne abbiamo una cinquantina in lista. Solo per cominciare, si capisce. Perché ora che ha preso anche lei a parlare dentro una radio, magari le viene la voglia di fare l'artista. Il cinema, la musica, la radio - appunto. E la incoraggio, le scanso la quotidianità e le apparecchio l'eccezionale: canzoni gigantesche, romanzi marziani. E film sapienti, davvero, come se piovesse. Io credo che i padri servano a questo, prima che ad altro: a incoraggiare all'arte, all'estro. A un
incomincio di creatività. E a mostrare come si prende a pugni la comodità di una scelta borghese. Per diventare architetti, mugnai, ingegneri, professori, mantenuti, operai, impiegati, c'è tempo. Prima il piacere, e vediamo se si trasforma in mestiere. Che poi è l'unica fortuna perfetta che posso augurare a chi amo.
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