Passa ai contenuti principali

Area 51

C'è, c'è, è solo che ogni tanto si nasconde. Sale sopra il muretto dell'orto e se il sole picchia verticale si sdraia tutta, come un gatto, e sta lì a oltranza. Perfino si sfastidisce, se scellerato la corteggio: Fammi le distanze  - mi dice per cattiveria, e dentro a quel fare - maledetta ironia - insiste tutta la sua malarte. La tentazione, dico. Di smettere qualunque ambizione, posare i giochi, riporre i vestiti di scena. La tentazione del nulla, la tentazione a scappar via, a farmi irrintracciabile, a dirmi inafferrabile dalle voci, tutte e ognuna, che potrebbero inseguirmi. Lontano, oltre l'ultima eco rimbalzante del suono più maestoso, in un postaccio senza campo, primitivo, alieno. Via le parole, via lambiccarsi il cervello per impalcarle decenti, via la fame di storie che pur cibandomi non mi sfamano mai perché c'è sempre il sospetto di una storia migliore - indefinita - che mi fa appetente. Via il tormento dei ricordi, la cerca della grazia come elemosina dell'impudenza di scrivere - anch'essa incarnata, ma in una donna ricca e sospettosa. Pure tra le capre tuttavia, in questo deserto dove mi avventuro e l'aria gelida la notte accoltella i polmoni, stanno in agguato, le cose da romanzo. Eccone una, la vedo, tra i molestìi di insetti: una donna vive con suo figlio in una città in rovina; un uomo le irrompe in casa, gli serve un posto dove stare, deve compiere un misfatto - poi metterai a fuoco di che tipo, narratore: un delitto su commissione? - costringe il ragazzo con lui mentre la madre esce a lavorare, perché non parli. No, no, no. La scansi, Ho smesso! Sono qui per curarmi! urli, e ti risponde un pastore che esce allarmato e te Scusi, non è niente, parlavo da solo. Ti guarda come si guardano i matti, rincasa, serra la porta. Rifai il sentiero al contrario, pieno di sabbia e sprazzi d'erba, e ti domandi quando è cominciata questa malattia. Quando ti sei accorto di amare Silvia, ossia nell'attimo esatto in cui l'hai persa? O prima, prima dei quattordici anni quindi, nelle sere senza morte così tanto cantate che anche chi ti aveva in simpatia ha preso a detestarti? Questa pazzia che non c'è vita se non c'è racconto, dico, quand'è che hai deciso che era una regola? Sei arrivato qui, in questo Nevada dell'Appennino, sposando quella tentazione che pure, ancora perfida, ti scoraggia a darle spago. E la tradisci già di nuovi incantamenti, e lei malignamente ne è contenta; già nuovi ospiti salgono alla tua veranda, e dovrai pur dare loro un nome, un senso e un sentimento. È questa la tua perversione, e contro un impero così assoluto non puoi che dichiararti sconfitto una volta di più.

Commenti

Post popolari in questo blog

Lasciami andare

Valerio, avevi ragione, dovevo lasciar andare. Ti ricordi che ne parlavamo? Io trattenevo, aggiustavo, incollavo. Tu dicevi "Sei stato bene con quella ragazza? Basta, non cercarla, non chiamarla". Oppure "Ti manca tuo padre, ne hai nostalgia? No, non darle retta, via, è finita". Dicevi che dovevo conservare la memoria ma senza ogni volta inseguire il passato: io ho sempre pensato che le due cose fossero inseparabili, mi hai aperto gli occhi. Così faccio con le case che ho abitato: non le guardo più le fotografie, che si secchino pure dentro gli armadi. Lasciar correre, lasciare indietro. Un suggerimento sensato, così facendo uno mette a posto il disordine delle stanze, ma si vive meglio in un ambiente in cui tutto è dove deve stare? A questa obiezione facevi spallucce, una finta di corpo - come quando giocavi mezz'ala e io al centro dell'area aspettavo il tuo cross per segnare - e uscivi dal bar. Forse pensavi Che testa di cazzo , ma con tenerezza, perché ma...

Primavera di vento

A Tarquinia c'è un albergo nascosto in mezzo alla pineta, non affaccia al mare, è l'albergo dei nostalgici, degli amanti e delle canzoni d'autore. Tira sempre vento quando ci vado, ma è il vento leggero del Tirreno che volta le pagine del libro che ho in testa assieme ai ricordi della giovinezza, mai finita e mai rinnegata. In una primavera di vent'anni fa, una primavera anch'essa di vento, ci arrivammo per caso, tu ed io, ragazza amorevole di un'altra vita. Dal litorale non si vede e se non sai che c'è è difficile trovarlo, e noi cercavamo una camera col balcone sulla spiaggia, per cantare un'altra volta il caso, divinità innamorata delle onde azzurre e dei fortunali. Cenammo invece a bordo piscina perché l'hotel segreto ci rapì, e il mare restò una voce di là dalla strada, una prospettiva per l'indomani, l'abisso dentro cui stavamo per cadere dopo quella notte di soprassalti. Ti presi e poi tu prendesti me e alla fine la stanchezza ci rese ...

Paradiso e Inferno

Mia figlia mi propone una sfida impossibile: che le riassuma in venti righe l'idea che Dante aveva dell'amore. Deve preparare l'esame di letteratura italiana per settembre, e mi chiede di offrirle una prospettiva diversa da quella di tutti i libri che ha consultato .  Un bel pasticcio: che diavolo posso dirle che non abbiano già detto mille altri prima e meglio di me? Decido di partire dalla mia esperienza. Non per vanità ma perché conosco i miei guai d'amore più di quanto conosca qualsiasi poeta. E i miei amori sono stati quasi sempre dei saliscendi emotivi, un giorno in cielo e l'altro sottoterra. Per associazione di idee mi vengono in mente la Vita Nuova e il quinto canto dell'Inferno. Avete presente, no? Beatrice che  tanto gentile e tanto onesta   pare  eccetera eccetera; e Paolo e Francesca, che sono scaraventati tra gli incontinenti per aver ceduto alla lussuria. Mi metto alla ricerca di un punto in comune che non sia scontato. Leggo e rileggo quei versi ...