
Col cauto ottimismo che mi piglia una volta l'anno, ma solo nei bisestili, ignoro un parcheggio relativamente comodo nei pressi di un supermarket perché conto di trovarne uno ancora più agevole a due metri dall'ingresso. Mi va di lusso e faccio manovra, mi infilo, e colmo di felicità come un mistero gaudioso, tiro fuori dal portabagagli le mie shoppers con le frasi di Mirka, di cui vado onestamente piuttosto fiero - delle frasi, dico, e pure di quella mia seconda figlia scapestrata - e mi avvio. Non mi va di prendere il carrello - che tutti lascerebbero dove capita se non ci fosse la moneta da recuperare, e dato che continuano a farli a quel modo vuol dire che la civiltà è ancora una parola senza corpo. Le porte scorrevoli si aprono un istante prima che tu ci sbatta la testa, è un fatto di coordinazione, devi rallentare il passo quando sei a mezzo metro, esitare, e aspettare che la fotocellula trasmetta il comando alla ghigliottina orizzontale. Una questione di tempi. Stavolta, accanto a quelle infami colonne d'Ercole, appena più in qua, nel limbo degli incerti, dei non-clienti, nella zona d'ombra tra i passanti e i fedeli al consumismo, sta una donna, in piedi, piccolina, sui sessanta, lo sguardo di un uccello preso di mira da un predatore. I nostri occhi si incontrano, lei sembra implorante. Mi avvicino, istintivamente. Le porte scorrevoli si aprono a vuoto, come una bocca ingannata da un cibo solo promesso.
Ha bisogno di qualcosa? - mi viene da dirle;
Dò questa impressione? - risponde.
Onestamente sì. E allora, per quella alchimia magnifica che è la confidenza tra estranei, che è scoppiata talora, impudica, nella mia vita, attacchiamo a parlare. Mi dice che è arrivata in città da due mesi, che non vede sua sorella da trent'anni, racconta di un litigio antico, mai sanato, cosa che l'ha spinta a viaggiare e ha convinto sua sorella a restare.
Siamo differenti anche nel modo di gestire la vita - mi fa: -
io sempre in giro, lei sempre ferma. Aggiunge che è stanca, di avere radici solo tenere, vorrebbe che attecchissero, e allora è tornata. Ha chiamato sua sorella, ad agosto, e le ha parlato come se fosse uscita di casa la sera prima, evitando qualsiasi accenno che potesse allontanarle di nuovo, e per sempre. L'altra le ha detto
Sta bene, ti aspetto al supermercato tutte le mattine, le ha specificato quale, e la mia amica ci è andata. Ci viene davvero tutte le mattine e si mette lì, dove tutti la vedono, e alcuni che passano più volte perché la loro vita è fare la spesa si confidano
'a scema sta sempre là, e ridono. Mogli con mariti indisponenti, che sbuffano alle casse se la fila è troppo lunga, per la fretta di andare a casa a farsi venir voglia di altre compere. Non glielo svelo, ma da quello che dice, dal
modo in cui lo dice, mi dà l'idea di una che coi libri ha confidenza. Magari ne ha anche scritto qualcuno.
E non è ancora venuta? - le domando.
Sua sorella, dico.
No, non ancora. Quando fa buio, alzo i tacchi e il giorno dopo ritorno. Lì mi viene un'intuizione, anche di quelle ne ho una l'anno - sempre bisestili, beninteso.
Venga con me - le propongo. E mentre glielo dico mi ricanto le sue parole, e spero con tutto il cuore che le commesse abbiano altre porte da cui entrare e uscire. Mi segue, recalcitrante, la porto a fare un giro dentro, dove non è mai entrata. Sbandiamo per un po' tra macchine da caffè, dolci di Halloween e limoni biologici. A un tratto mi stringe un braccio:
Aspetti... Si riconoscono al reparto cancelleria. Stanno ferme dieci secondi, una davanti all'altra, come due pistoleri, due statue, due tizie che hanno cresciuto la loro personalissima idea di aver ragione - una ragione contraria ed esatta - per trent'anni. Poi la prima parola, poi la seconda, escono come nemici da una trincea. Non si abbracciano, non è come nei romanzi per lettori ingannati. Diffidano l'una dell'altra. Ma resistono, nessuna di loro due scappa. Mi sorride qualcosa, dentro: forse il mio stomaco ha le labbra. Le lascio lì a gestirsi la tonnellata di giorni da raccontare, a giustificare tutti i gesti spietati. Faccio un cenno di saluto che non vedono. E una buona volta vado pure io a fare la spesa.
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