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Sulla luna non ci sono mai stato

Oppure ci manca la commozione di un rito collettivo: per divincolarci da questa stanchezza, dico. Intorpiditi, come al risveglio pomeridiano dopo un pranzo esagerato, avremmo bisogno di un evento, un'eccitazione, un'attesa, che accomuni. Meglio se di notte, perché stare svegli tutti assieme è un fremito; meglio se d'estate, perché è già successo. Una cosa come quella volta lì: 20luglio69 - anno graficamente osceno e paradossalmente democristiano,  cui diede una bella spallata - prima di piazza Fontana -  l'equivoca informazione di Tito Stagno - Ha toccato! - in riferimento al pelo lunare. Bei tempi. E tempi che cavalcano il mio primo ricordo, lo sverginamento della memoria. Due anni e mezzo, contavo: praticamente un vecchio. Della frontiera violata di notte non ho racconti: dormivo senza presagi. Ma del mattino successivo - caldo, appiccicato - sì. Narni si accorse cambiata, come il resto del mondo. Negli sguardi delle persone potevi leggere una contentezza brilla, lo stupore come di un'avvenuta guarigione. Gli stessi cenni emotivi che rividi tredici anni dopo, ancora di luglio, per la Germania schiantata da una nazionale di feroci uomini medi. Ma lì ero meno innocente, già meno indifeso. Ecco invece la foto dell'infanzia: Il Messaggero retto in mano a scorno del vento; una posa, due, mille, ché Gastone non era mai soddisfatto. E io che non capivo l'enormità del gioco, l'aggettivo memorabile che saltava di bocca in bocca, la frase Niente sarà più come prima. E il mare di papaveri e spini lunghi - dove ora c'è un parcheggio, sopra il circolo del tennis - che attraversai incauto me lo ricordo. E il ronzio delle cicale, mentre scendevamo ancora, e il caldo furente, verso mezzogiorno, fino al campo sportivo di terra battuta. Il cancello si apriva con una spinta, il campionato ricominciava a ottobre, non c'erano idranti perché non c'era erba da far crescere. Nessun guardiano. Ancora Gastone che faceva Fellini, che faceva Kubrick. Girava, montava; la sera a casa sceneggiava e la mattina ricominciava. Quel giorno era contento, giuro che mi ricordo pure questo, scherzava: anche da bambino percepivo le emozioni mute della gente. Era riuscito a entrare in quel rito collettivo che dicevo, aveva beccato l'epoca giusta. E sarà per questo - allora - che adesso siamo così orfani di emozioni insieme e così ostinati al vivere pratico, o rinunciatari, talora. Perché non siamo mai stati sulla luna.

Pacifico quella notte la racconta pure lui. Così:
https://www.youtube.com/watch?v=JaOYDJWvD-Q&list=RDJaOYDJWvD-Q

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