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Risarcimenti

Proprio là dentro, tra le intercapedini di quell'anno che non ricordo più quale fosse ma doveva essere l'Ottanta, il tempo imprigionato è incosciente di tutto l'avvenire. La fotografia assieme al tempo cattura un gesto, un sorriso, e quel gesto e quel sorriso non invecchiano, sono tratti in salvo, si sono risparmiati lo scempio che è venuto poi. Io là dentro, nella neve, sono al riparo da tutto e non so il latino, non ho idea che saremmo diventati - contro ogni logica - campioni del mondo, non ti penso perché non ti ho incontrata, non mi sono mai svegliato alle tre di notte credendo di soffocare, non ho ancora scoperto che la lingua posso usarla sopra qualcosa di più saporito di un cono gelato. Sono integro, non conosco le canzoni che verranno, non ho visto Giannutri, non ho visto l'Ungheria - la sua steppa che sembra un purgatorio piatto - non ho parlato diecimila ore in radio, non ho vomitato l'anima per quel virus intestinale, non ho lasciato gli occhi aperti, senza mai battere le palpebre per non perderne un sospiro, davanti a Will Hunting, l'ultimo spettacolo, dico, che il proiezionista voleva andare a casa perché c'ero solo io. E per giunta non ho la patente, e ogni volta mi devono traslocare da un desiderio all'altro, e c'era un sacco di gente viva, che di lì a poco sarebbe arrivata a apparecchiare la festa. Forse pensavo che l'umanità - ma adesso vado a braccio - fosse candida come quella neve - la gran parte almeno. Di certo non sospettavo che il dolore fosse un vaso così capiente, che sembra non avere il fondo. Frequentavo case che oggi pagherei di tasca mia per entrarci l'ultima volta: dieci minuti, mica tanto. La consuetudine diventa nostalgia, quando non ce l'hai più. E non immaginavo che avrei nutrito quest'anima da rigattiere, appresso alle cose perse ma non del tutto, morte ma non definitivamente, lasciate ma a portata di mano, e che avrei amato restaurarle e venderle sotto forma di parole. Mentecatto che non sono altro. Per cui. Per cui se dio fosse a portata di voce, una cosa gliela chiederei. Un risarcimento in denaro per ogni patimento non necessario, per ogni soffrenza gratuita, per tutte i disastri di cui sono stato incolpevole. Così, tanto per fargli capire che la prossima volta ci deve andare più piano.

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