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La mira del narratore

Un altro autunno si è sdraiato sui posti dove abito - anche se i posti dove abito sono tanti, negli anni recenti, e fa più autunno qua piuttosto che là, c'è il caso. Al modo di un cameriere astrale che posa un tovagliolo sopra il mondo come fosse un piatto da tenere in caldo, il cielo ha preso quel colore grigio canapa, e la pietanza siamo noi. Non che me ne lamenti: la stagione che s'accorcia mi porta in dote un bottino di ricordi - ne ho per farci una guerra, mica scherzi - e nello stesso frangente mi scaraventa matto e allegro fuori di casa, per boschi e pietraie. Così oggi, che pioveva e non pioveva, e temerario ho scelto di partire senza ombrello per aver le mani libere; e senza soldi per scoraggiare la tentazione di spenderli in giornali e libri, giù in paese. Ho preso uno dei sentieri francescani che a un salto da casa portano a Greccio - se hai tempo e garretti da maratoneta. Mi contento di un paio di chilometri, in situazioni del genere, in capo ai quali ho il fiato corto e la lingua a penzoloni. Ma anche l'anima leggera, e occhi puliti per guardare meglio il duemiladiciassette. È passato un attrezzo bardato da Gimondi, in bicicletta, e caracollava a valle, insalutato, mentre poggiavo il sedere su un sasso poroso, abbastanza piatto da farmi agio. L'ho intinta, quell'anima, nei colori attorno, e non ho visto sugli alberi un verde che assomigliasse a un altro, e la macchia era una palizzata fitta che a nord nasconde la strada e a est la scorta, diligente, fino al corso campagnolo di ragazzi in tiro e chioschi di gelatai che anticipano il borgo. Una tinta diversa, marrone bruciato, sfrangiava i rami più alti, i primi che tra un po' reggeranno la neve. E per terra il letto di un torrente morto dove non tutti i centimetri quadrati saranno stati calpestati, e non tutti i ciottoli scansati con le scarpe. Stamattina cercavo la verginità dei luoghi - per una stralunante ostinazione di primato. Ci deve pur essere l'ansa di un prato, la terra smossa da una talpa, la radice di una quercia, dove nessuno ha mai poggiato il piede. Magari lì attorno sì - è una questione di centimetri - ma non esattamente sopra. Ha a che fare con la precisione del narratore, etica per cui non si bara, e con la sua mira da olimpionico. Il romanziere questo fa: cerca centimetri inviolati che nessuno ha mai camminato, pur dentro a un posto frequentatissimo.

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