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Viaggi e miraggi

Ha questo di bello l'autostrada: che ti porta via. Dai capi-condomino, dal tempo che abiti, dallo schifo. Cammina e cammina, dritta sparata, pista di decollo che quando pensi "Dovrà pur finire, da qualche parte" ricomincia - tipo la vita - e ti cuce ai margini del mondo, o al mare, se hai progetti più romantici. Io ne avevo paura perché mi avevano diseducato al viaggio, me ne tenni lontano per anni, finché la passione per la malinconia che si annida nei ricordi me l'ha rifatta amica. Ora è un limbo di buona musica, vetri chiusi e condizionatore leggero, centodieci regolari e chi ha la fregola passi pure: io sto là a destra, e me la godo. Davvero, per i ricordi, per catturarli al laccio, ci vuole l'autostrada: stanno lontani migliaia di minuti e centinaia di chilometri, specie quelli scelti, e devo fare sempre l'atto di ritornare. A una mezza collina, a una città turrita di piazze ovali, a un ristorante settembrino coi tavoli fuori - le brocche d'acqua e petali -  alle artigianerie - antri di tovaglie e orecchini -  alle chiese aperte di festa - i pavimenti medievali, e sotto i lastroni i santi ammuffiti. Ecco, è una giovinezza ritrovata costeggiare a quel modo case e case, sfrecciando, campi di girasoli con gli innaffiatoi-giraffa, motel dove s'avvinghiano gli amanti - due lettere dell'insegna fulminate - e a un presso certi mobilifici in fallimento colle cassapanche in saldo - liquidazione totale - e autogrill dove trovi il brie a prezzo da usura, e ne compri per casa, preso da un soprassalto provinciale, come se nella tua formaggeria non ne avessero. Tutti i viaggi che ho fatto li riannodo, come ascoltare una musica al contrario, e sì che un po' di demoniaco c'è, in una perversione del genere. Tutti sono una questua di perdono ai posti che non ho cantato a dovere, che non ho colto, non ho seminato nel cuore. O dovunque si piantino le tenerezze, e il tempo che dimentichi la morte a far l'amore più soave e osceno; e quando - dopo, stancato e lieve di capogiri - cammini tra botteghe di datteri e olivai, e ti cade addosso la sera, e ti viene fame, e proponi E se andassimo in trattoria? Ho viaggiato talora con occhi spenti, attento al fastidio degli orizzonti inconsueti piuttosto che alla loro bellezza, ed ora mai più. Perché ogni viaggio è una nuova scrittura, e perché non si può sbagliare mestiere più di una volta, nella vita. Io che ho sprecato tempo a fare cose che non mi davano niente, adesso viaggio e scrivo per via che non conosco divertimento più fanciullo, e scandalo più maestoso.

Viaggi e miraggi
https://www.youtube.com/watch?v=Wc7dlH6ibug









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