
Comunque dicevo: l'umanità. Mi ci ambiento sempre più agevolmente, da che trafficare parole è diventato un mestiere, da fatuità che era. E per questo tocca esser bendisposti, e allegri, agli occhi della gente. Che non mi pesi - anzi sia diventato un gesto spontaneo, sincero - è una scoperta su cui non avrei scommesso un centesimo. Così, parlando di libri come fossero cosa viva, mi avverto a rigurgitare sospetti che avevo ingoiato senza gustarli. Fuor di metafora - ché dopo un po' rompono le palle: - significati di storie che mi avevano solo sfiorato. Come Dracula, ne parlavo giusto ieri. Il più grande melodramma camuffato d'orrore sia mai stato scritto. Una roba d'amore con qualche tonnellata di particolari che disorientano. Ma anche ho capito, parlandone - e lo avevo evidentemente sempre saputo ma era un sapere zitto, - perché Bram Stoker l'ha svolto in forma epistolare: perché gli servivano dei testimoni. Perché se tutti vedono la stessa mostruosità, la stessa interruzione del razionale, quella mostruosità è probabile. Anzi: è vera. Se tutti vedono il vampiro, il vampiro esiste. E allora fa una paura della miseria. Un sentimento, cioè. Lo propaga, addirittura, come un incendio. E trasmettere - mi venisse un colpo se non ci credo - è gesto estremo e fine ultimo dell'utopia di tutti i narratori.
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