martedì 14 marzo 2017

Dracula

Non scrivo mai e nemmeno leggo con la musica sotto ma oggi sì, perché mancano sei giorni al debutto e sto nuotando in mare aperto, nella sua poetica, nel suo modo di cantare, di riempire di voce le parole, e poi Canzone per Sergio è il retro del primo 45 giri che mi comprò mio padre. Il primo e l'ultimo, che mi ricordi. Ma faccio anche altro, che diamine, in questi giorni di sogni fitti dopo dense fatiche, di volti che si riaffacciano a nominarli in preghiera, di prove di snuvolamento, di viaggi a conoscere nuova umanità. Mi han detto È affascinante questa tua svagatezza, ma cerco di non approfittarne, salvo quando proprio non posso farne a meno, come stamattina che avevo le mani impicciate di buste di mele, farro e latte fresco e sono andato a fare shopping - come faccio solo quando l'armadio sta per morire di inedia - e al momento di pagare ho posato tutto sopra il tavolo, e la cassiera mi ha guardato e compatito. Poi non trovavo il bancomat, la signora ha osservato Io sarei già in agitazione. No, non per uno sciopero: perché avrei paura di averlo perso, ha precisato, come le avessi dato l'impressione di non aver capito. Le mele sono rotolate giù dal tavolo, e una - una Pink Lady - si è infilata nella coppa di un reggiseno in saldo. 
Comunque dicevo: l'umanità. Mi ci ambiento sempre più agevolmente, da che trafficare parole è diventato un mestiere, da fatuità che era. E per questo tocca esser bendisposti, e allegri, agli occhi della gente. Che non mi pesi - anzi sia diventato un gesto spontaneo, sincero - è una scoperta su cui non avrei scommesso un centesimo. Così, parlando di libri come fossero cosa viva, mi avverto a rigurgitare sospetti che avevo ingoiato senza gustarli. Fuor di metafora - ché dopo un po' rompono le palle: - significati di storie che mi avevano solo sfiorato. Come Dracula, ne parlavo giusto ieri. Il più grande melodramma camuffato d'orrore sia mai stato scritto. Una roba d'amore con qualche tonnellata di particolari che disorientano. Ma anche ho capito, parlandone - e lo avevo evidentemente sempre saputo ma era un sapere zitto, - perché Bram Stoker l'ha svolto in forma epistolare: perché gli servivano dei testimoni. Perché se tutti vedono la stessa mostruosità, la stessa interruzione del razionale, quella mostruosità è probabile. Anzi: è vera. Se tutti vedono il vampiro, il vampiro esiste. E allora fa una paura della miseria. Un sentimento, cioè. Lo propaga, addirittura, come un incendio. E trasmettere - mi venisse un colpo se non ci credo - è gesto estremo e fine ultimo dell'utopia di tutti i narratori.