
Fa bene al cuore, dovete credermi. È la mia tassa dello sciupo. Torno a casa con un senso di colpa largo come le intenzioni di una donna che è da un po' che non si bea, ma incosciente come un bambino; allegro, rasserenato, anzi, perché non mi piace comprare una cosa per volta, preferisco il bottino, preferisco rincollinare carico come da Roma un lanzichenecco, che sua moglie lo avvista piccolo e insanguinato appena scopre la curva dei campi. Ho le mani impicciate, alla porta, perché non imbusto nulla ma impilo, e le chiavi sempre in una tasca lontana, irraggiungibile dalle dita, e suono col naso, o col gomito, e qualcosa per terra per forza mi casca. Un'anima buona mi apre e rovescio la scorribanda sul tavolo: c'è chi mi da del matto, chi mi compatisce, chi mi sorride con tollerante complicità. Ma che ne sanno, loro? Che diavolo ne capiscono del gusto di scovare due copie dello stesso romanzo e non saper quale prendere? Una è incellofanata, una no. Una è pura, casta; una è un po' troia: l'hanno presa in mano in cento, violata tra le righe; ripudiata poi, visto che è ancora lì. Ha le alette sgualcite, è un po' curva, non dritta, intoccata come l'altra: la beghina. A pensarci bene è un po' come la pretesa di certi di essere sempre il primo amore di chi incontrano. Ma coi libri è un fatto davvero più osceno. Se scelgo la copia zoccola mi accerto che sia perfetta: la sfoglio tutta, prima di andare in cassa, controllo la merce, malfidente che sono. Se piglio l'altra, dalla vulva chiusa, non so che sorpresa mi aspetta una volta sulla mia poltrona, nella pozza di luce-isola della stanza buia: magari ha le pagine incollate, i capitoli montati male, i capoversi sbiaditi. Però è solo mia, non è stata mai di nessuno. Il senso di possesso a volte vince. Una specie di ius primae noctis letterario. Ma sapete che faccio, per non restarci fregato? La spoglio davanti a tutti, la discèllofano. E la studio con attenzione. Passo le dita nel solco della rilegatura, per vedere se tiene. Se è tutto in ordine la compro. Così non ho brutte sorprese e m'illudo d'aver soddisfatto la mia stupida gelosia di maschio nella sacrosanta società matriarcale.
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