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Donne e scrittori


È bello il freddo, fa nitide le cose, le precisa. Mi da modo di vederle più chiare, nette, e sorregge il mio ingrato dono di raccontarle. Lo scrittore è uno che ha sempre parole altre - più esatte - rispetto alla gente senza pretese. Che è quella generalmente felice, desta appena al presente,  avversaria delle smanie di precisazione di ogni dannato artista. Io il freddo lo preferisco per quello: mi ricaccia dentro al mio destino, mi ricorda cosa sono, di cosa dispongo - un magro talento - e che devo usarlo a più non posso. Non crediate sia gratificante sentir dire da mia figlia che la prof di Scienze le ha chiesto se insegno italiano solo perché ho usato un congiuntivo. Spero che rimanga - le ho detto, allorché lei mi ha confessato di esser precaria, e da lì è nato tutto. Uno non può davvero girare in incognito che ugualmente viene subito riconosciuto. Così la metafora dell'inverno, coi suoi contorni micidiali, che assomigliano più le cose alla verità, mi viene in soccorso. L'inverno mi facilita a raccontare le cose, me le avvicina; l'estate le sfoca, e i contorni sfumano, s'impoltigliano gli uni agli altri, così che un orizzonte diventa mare, un mare tramonto viola, un gabbiano l'ala di una stella e poi una vela, e il ricordo insopportabile di un altro tempo. Sono infelicissimo e felice nello stesso istante, parziale e completo, aguzzino e prigioniero, sono stupito da me stesso, da quel che scrivo, eppure me ne vergogno, assecondando la mia natura di doppio, e vorrei che mi chiedessero più autografi, e quando me li chiedono non ho la penna, e faccio dediche tutte uguali. Ieri ho letto in pubblico un racconto di Neil Gaiman - Il prezzo. Parla di un uomo che ha una famiglia e un gatto. Il gatto tutte le notti difende quelle persone dall'assalto del diavolo. L'uomo vive spaventato: quando il gatto soccomberà, il diavolo gli entrerà in casa, e tutta l'acrobatica armonia impalcata con le persone che ama sarà in pericolo. Alla fine della lettura un uomo mi si è avvicinato, ha guardato il libro e ha chiesto: Ah, Neil Gaiman. È lei? Ero tentato di rispondere , per quella vanità insopprimibile che - latente - mi complica talora il cammino. Alla fine mi ha riempito di complimenti per come avevo letto. Si direbbe che fa radio - ha aggiunto. Almeno una cosa l'ha azzeccata. Insomma, è come quando fai un regalo di abbigliamento a tua moglie. Giura che le piace quel pantalone ma non lo indosserà mai, neanche se muori. O forse appena dopo, al tuo funerale. Perché le donne amano comprarsi i vestiti da sé. E gli uomini che non l'hanno ancora capito è meglio che si diano una svegliata. Scrittori e donne hanno la stessa presunzione di buon gusto: parole e abiti non fa una gran differenza. Mi consolo pensando che se fossi nato femmina sarebbe stata una miscela probabilmente letale per chiunque mi si fosse avvicinato.







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