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Gottfried Wilhelm von Leibniz |
O quantomeno il migliore.
Guardo i gatti, che non scrivono romanzi non perché incapaci: perché non gliene importa. Hanno raggiunto un'arguzia tale per cui sanno che la solitudine scontrosa è la più evoluta delle vite. E in solitudine non c'è bisogno di gettare funi agli altri. Invece noi, esseracci umani, alle prese con gelosie, detestazioni e scorribande umorali - ci diamo pace solo se possiamo comunicare, che è parola che evoca l'ostia, il corpo di Cristo, eccetera; in più, se lo uniamo come concetto a verbo, scopriamo altre insospettabili prossimità tra le parole - pronunciate e scritte - e l'elementare mistero del sacro. E allora come essere imperfetto parlo e scrivo, per levigarla, questa imperfezione, e farle perdere un po' di acume; quando sarò gatto anch'io, quando avrò capito che la misantropia è la vita perfetta e cadrà la necessità di raccontare, morbo della esistenza sociale, smetterò. Quel giorno chiudo baracca e burattini. A cominciare da questo blog: cancellato. Nel frattempo mi incavolo per il tempo sottratto alle cose che devo fare e ostaggio del sonno. Dormo troppo, dormiamo troppo. Sette ore a notte significa 2555 ore all'anno sciupate a poltrire. Avete idea di quante cose faremmo - io nell'ordine: leggerei Proust, scriverei una roba di 600 pagine, vedrei più film, viaggerei un botto - se dormissimo - mettiamo - la metà delle ore senza uscirci matti? Abbiamo un difetto di fabbricazione: dio è un artigiano sopravvalutato. O si è divertito alle nostre spalle. In entrambi i casi, lui non è il migliore dei padreterni possibili.
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