
Novità del romanzo (spero) imminente: è più breve degli altri perché ho avuto presto la percezione di dovermi fermare - era rotondo così - e ho scritto per la prima volta in terza persona. Niente io narrante interno ma l'io onnisciente che sta fuori, si fa i cavoli di tutti e pontifica, ma con discrezione. Insomma, una roba inedita che mi sono divertito e ho faticato a scrivere, perché volevo che tutto fosse più
esatto, cosa che ha prodotto - mi pare - una piccola crescita letteraria del mio artigianato, come un vestito un po' più di pregio rispetto agli altri due. Ho di che cambiarmi per una sera di gala, se vogliamo perseverare nella metafora, e posso mettermi in tiro. Confesso che le novità non finiscono qui, c'è anche una certa qual atmosfera
thriller - un omicidio, un'indagine, un gruppo di sprovveduti investigatori - ma sconclusionata, sghemba, divagante e tragicomica come piace a me. D'altro canto è il pretesto e non il fine, e quindi seguirete tre donne e tre uomini che mentre tentano di capire
chi ha ammazzato chi fanno, disfano e progettano molto di più. E parlano, raccontano, si pentono, confessano sconcezze, s'inteneriscono, s'avventano l'uno sull'altra come affamati. Tutte le memorie che avevo riposto negli anni dentro certi bauli inchiavardati le ho prese e spalmate sulle anime dei personaggi nuovi, le ho - per così dire - noleggiate loro, ma sono mie, restano le mie. Non ci sono i nomi dei posti dove ho aperto una piccola bottega di nostalgie, dove ho mangiato datteri seduto sulla soglia di un olivaio, dove ho contato gli orecchini fuori da una chincaglieria, dove ho guardato le luci del porto a galleggio nell'acqua scura, ma sono lo stesso riconoscibili, con un po' di acume. E poi ho raccontato una cosa che tra le altre mi premeva più ostinata: due persone che stanno insieme. Insieme seriamente, voglio dire, insieme per scelta. Cosa fanno e cosa no, cosa vorrebbero e cosa dovrebbero tentare. Una cosa l'ho capita, e ho cercato di raccontarla. Due persone che stanno insieme con le intenzioni migliori bisogna che sappiano quando e dove fermarsi, nell'esercizio delle libertà. Che non è solo rimaner mansueti al cospetto delle tentazioni; non averne - anzi - perché ci si scopre bastevoli. Ma è trattenersi dal parlare di una cosa se all'altro non interessa, per esempio. Fare sempre un passo indietro anziché avanti. Astenersi dal protagonismo, dal monopolio degli argomenti. Si fa una relazione sbilenca, in caso contrario, e qualcuno ne esce infelice. Se io racconto di quel che preme a lei e lei di quel che preme a me, invece - coi tempi equamente misurati e assunto che le parole in una relazione come dio comanda sono imprescindibili - la vita può perfino diventare appassionante come un romanzo.
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