
Faccio la ronda sui camminamenti dei ricordi e guardo giù dal castello di questa memoria necessaria lo scempio e l'estasi di quel che è successo, e ancora non me ne capacito. Altro dovrà ancora accadere, e la piana al di là del ponte levatoio ingigantirà, per cui scriverne è l'unico sistema per trattenere un po' di vita prima che l'orizzonte diventi troppo infinito per i miei occhi. Ho ripreso a comprare dischi perché nessun mp3 può batterli e perché comprare dischi era una pratica inevitabile quando ero ragazzo. Mi dava un gusto elettrico - come una scossa di emozioni - scoprire le canzoni una via l'altra, tipo entrare negli scompartimenti dello stesso treno ma trovarci facce tutte differenti, e innamorarsi di una sola, quella giusta, per l'intero viaggio. Ho così riscoperto una canzone che avevo liquidato troppo in fretta due anni fa, tagliata in radio (non la mia: le altre, poverine) dalle stupide regole commerciali. Si chiama
Alzo le mani, vi aiuto: inizia così:
Il rumore della pioggia nel pomeriggio/le cicale a luglio in un campeggio. L'avete sentita, ora fate solo finta di no. E se non l'avete sentita rimediate: sta linkata sotto. L'hanno scritta - chissà chi di più, chi di meno - Fabi, Silvestri e Gazzé e - ve lo dico col cuore - è un capolavoro. Parla della vita - perché ogni capolavoro parla della vita - e dell'arte - perché ogni vita a suo modo può diventarlo. Arte, dico. E specifica che l'arte la imita, questa nostra vita pezzente, ma non la eguaglia: l'arte è uno spuntino ma la vita è pranzare al ristorante. Ok, è un discorso noto, ma volete mettere la bellezza di riascoltarlo in modo diverso ogni volta? Questo io credo è la creatività: non inventare cose nuove ma centrifugare in modo nuovo - indipendente, solo nostro - le vecchie. Cerco umilmente di spiegarlo, ai miei laboratori di scrittura, e devo dire che annuiscono, i miei amici corsisti. Sono soddisfazioni. E così succede che mi trattengo in macchina finché quella canzone - o un'altra ugualmente miracolosa - non finisce, e faccio un giro più largo per tornare a casa, o parcheggio e sto lì sino all'ultima nota sgocciolata come uno che è morto mentre parcheggiava, e lo tireranno fuori quando se ne accorgeranno. Dice che è musica leggera, ma mica è vero. Sono stornelli di vita, e la vita, cazzo, è tutto meno che leggera. Mai. Tante altre cose sì - sorniona, aritmetica, truffaldina - ma leggera no. Ecco perché mi annoia la musica classica. Ci ho messo un po' a capirlo: quarantanove anni. Perché non ha le parole. E io, che delle parole mi beo e innamoro ogni giorno senza l'inconveniente che siano gelose le une delle altre, vi confesso, una musica sublime ma senza grammatica la lascio volentieri ai sognatori muti.
Fabi, Silvestri, Gazzé: Alzo le mani
https://www.youtube.com/watch?v=zKf-bRTiJfg
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