
Nella prima metà dei Settanta cenavo sovente dai nonni materni, e ci dormivo, ed era tutto un rito, come era tutto privo di leggenda a casa mia. L'idrolitina nel boccione d'acqua, capovolgerlo, scuoterlo, stapparlo e lasciarlo sgasare un po'; la minestra raccolta nel cucchiaio partendo dal bordo del piatto cupo quando avrei voluto farlo dal centro, già anticonformista allora, e in potenza eretico; l'Almanacco del giorno dopo, la sua sigla ipnotica, domani avvenne, Edmondo Bernacca, Paola Perissi e Nicoletta Orsomando, e la luna sale e la luna cala e poi finiva la comedia. Ma il pomeriggio, intanto che sotto spadellavano, o se era domenica che ascoltavano in radio la Juve, salivo in soffitta - più una dispensa quadrata, in realtà - cui si entrava da una porta sul terrazzo comune, dove i condomini stendevano i panni. Bugigattolo per gnomi: toccava chinarsi per entrare, perfino io che ero bambinetto. E là dentro, che era cambusa di Bio Presto, di buio, dischi in vinile e ragni in panciolle, un giorno scovai le luci stroboscopiche di chi faceva feste libertine con ragazze e Lucky Strike - i miei cugini più grandi, invidiati - una scatola vuota di Akuel - che intuii fossero roba proibita ma non capivo perché - e un paio di numeri di Duepiù. Accatastati da una parte, dentro una cassettiera d'arte povera, altri giornali: Paese Sera - mi ricordo un titolo sul Watergate - e L'Espresso, già più scurrile, che sdoganava in copertina - chiedo licenza - una fica di fuori. Più di questo non c'era molt'altro di memorabile, in quell'epoca, a parte ancora due o tre milioni di cose. Eppercui sì: avrei voluto avere vent'anni nel Settanta, se non fosse che ora ne avrei troppi, così troppi che è meglio se non li dico.
Gente, lo sapete, se vi fate i fatti miei che scrivo - e se vi fate i fatti miei è perché impudicamente, per l'appunto, li scrivo: fino a ottobre di due anni fa io pensavo che la mia vita era un fossile. Giusto una paleontologa mi si sarebbe potuto pigliare. E che era finita la sua parte bella. Ora quando si riaprono le porte di quella fottuta banca lascio i miei ricordi là dentro, in una cassetta di sicurezza, lì a disposizione per quando voglio raccontarli. Ma fuori ho una vita di faticose meraviglie che sarà trascorsa e memoria e nostalgia solamente tra un secolo.
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