Passa ai contenuti principali

Gli invasati

Certi sfidano dio. Hanno una febbre inestinguibile che li alimenta, fanno cose che nessuno ha mai fatte e che non hanno senso pratico - è questa la loro bellezza -  e non hanno utilità. Non sono medici, non sono aviatori, non sono benefattori. Appartengono a una stirpe impercettibilmente diversa dal genere umano, sono i temerari, stanno discosti rispetto ai comuni mortali, non un passo indietro o un passo avanti: solo uno di lato. Nascono invasati da una qualche santa demonìa, non vivono che per il numero, la scommessa folle, l'avventura inosabile. Sono timbrati già al nido da una smania inavvertibile dai comuni mortali, è il modo loro di credere in dio perché se dio esiste non ama i cauti, e la sfida diventa una conversazione tra cielo e terra.
Io credo che tipi così dio li faccia nascere per rimettere in moto - di tanto in tanto - l'evoluzione, quando si incaglia in qualche talk show o nella prassi e sintassi di una classe politica. A quel punto arriva la variabile folle, l'artista, il giocoliere, che compie un'impresa che nessuno prima di lui è riuscito neanche a immaginare, e mostra come si fa, e dopo racconta come l'ha pensata e quanta incoscienza c'è voluta. Una cosa splendidamente inutile e necessaria come poche, perché è vero che qualche volta due estremi si toccano e sono la stessa storia. Regala al mondo bellezza, quel pazzo, niente di meno, e fa vedere che è possibile che noi superiamo i nostri cortili d'infanzia e usciamo a vivere spudorati, se solo ne abbiamo il coraggio. Purché facciamo come lui. Come Philippe Petit, ad esempio, che nel 1974 unì con un cavo d'acciao le Torri Gemelle che ancora dovevano essere finite e ci camminò sopra per qualche minuto, andata e ritorno, finché lo arrestarono. Zemeckis lo ha raccontato da poco in un film straordinario - The walk - che se non lo avete ancora visto, correte. Non subito, prima finite di leggere. Petit non ha curato il cancro, non ha inventato la pace. Ha regalato l'imprevisto a un bel po' di gente, però, ha frantumato il triste concetto di limite. E di tutte le invenzioni umane la speranza di cambiare il mondo con gesti luminosi che ne deviano di un microgrado la traiettoria  mi pare ancora - nonostante alcune apparenze contrarie - la più attendibile.



Commenti

Post popolari in questo blog

Niente per sempre

C'è una murata di scogli a cento metri dalla riva, mia figlia arrivava fin là. Più al largo non si tocca e  a turno io e mia moglie le facevamo la guardia, dritti sul bagnasciuga, rischiando l'insolazione. Ciononostante ogni tanto spariva tra quelle onde docili, pochi attimi, per poi riapparire in qualche tratto più vicino alla spiaggia. Troppo tardi, a me era già venuto un infarto. Meno apprensiva mia moglie: forse già sapeva che in capo a tre anni ci avrebbe lasciati soli e voleva mostrarmi come gestire razionalmente il panico di una figlia in mare aperto. In senso letterale e metaforico. Era il 2009 e dopo sedici anni sono tornato qui, ma l'albergo dove soggiornammo inquieti e preda di una felicità a breve termine l'ho solo sfiorato: ho preso una camera nell'albergo accanto dalla cui finestra, guarda tu il caso, si intravede la camera di allora, un suo spiraglio almeno. Perché l'ho fatto? Perché non sono mai riuscito a maledire il passato, provo anzi una sort...

Febbraio

Mi piace star qui con te a ragionare di aiole e di mare. Che il giardino andrebbe curato di più e che il mare è troppo lontano per comprarci casa. Mi piace star qui con te a non contare il tempo, mentre fuori passa furibondo, rendendo infelici gli uomini. Il brutto mondo rimane al di là di questo palco, persino oltre la platea. Ci sono storie che ho sentito raccontare dai miei ragazzi, quando erano loro a far lezione e io spalancavo le orecchie, incoraggiandoli alla narrazione. No, era più un'istigazione a delinquere, le cose migliori che ho potuto insegnare sono quelle che si configurano come reati. Le storie erano tante ma a un certo punto si mischiavano in una, come le onde del mare che a riva diventano un frangente compatto. Vuoi sentirla? Parla di due persone che si amano ma non se lo dicono, e di altre due che non si amano e si giurano ogni giorno amore eterno. Però non sono quattro persone, come potrebbe sembrare, ma soltanto tre perché una fa parte sia della prima che della...

Lasciar andare

Forse ha ragione Alessandro Baricco quando dice che le cose passate vanno lasciate andare, senza mettersi a rincorrerle, senza trattenerle a tutti i costi, ma se facessimo davvero così, cosa rimarrebbe da scrivere? I compagni di scuola dell'ottantatré, gli occhiali da sole smarriti a Selinunte, gli amori creduti eterni, il sesso allegro con le amiche occasionali, non sono tutti pretesti narrativi di prim'ordine? Se li lasciassimo perdere, la bocca degli scrittori diventerebbe muta, e io non riuscirei a raccontarvi più niente. Io credo che scrivere - o raccontare a voce, che sono sostanzialmente gesti fratelli anche se uno è premeditato e l'altro innocente - sia la superbia più efferata: ti costringe a bagnare nel mito ogni stupido giorno. Se permettessi alle cose di scappare non ne avrei nostalgia, le scorderei, e la nostalgia è quella fune sottile che tiene insieme ieri e oggi, il momento in cui le cose accadono e l'altro, il momento in cui insistono per diventare paro...