
Io credo che tipi così dio li faccia nascere per rimettere in moto - di tanto in tanto - l'evoluzione, quando si incaglia in qualche talk show o nella prassi e sintassi di una classe politica. A quel punto arriva la variabile folle, l'artista, il giocoliere, che compie un'impresa che nessuno prima di lui è riuscito neanche a immaginare, e mostra come si fa, e dopo racconta come l'ha pensata e quanta incoscienza c'è voluta. Una cosa splendidamente inutile e necessaria come poche, perché è vero che qualche volta due estremi si toccano e sono la stessa storia. Regala al mondo bellezza, quel pazzo, niente di meno, e fa vedere che è possibile che noi superiamo i nostri cortili d'infanzia e usciamo a vivere spudorati, se solo ne abbiamo il coraggio. Purché facciamo come lui. Come Philippe Petit, ad esempio, che nel 1974 unì con un cavo d'acciao le Torri Gemelle che ancora dovevano essere finite e ci camminò sopra per qualche minuto, andata e ritorno, finché lo arrestarono. Zemeckis lo ha raccontato da poco in un film straordinario - The walk - che se non lo avete ancora visto, correte. Non subito, prima finite di leggere. Petit non ha curato il cancro, non ha inventato la pace. Ha regalato l'imprevisto a un bel po' di gente, però, ha frantumato il triste concetto di limite. E di tutte le invenzioni umane la speranza di cambiare il mondo con gesti luminosi che ne deviano di un microgrado la traiettoria mi pare ancora - nonostante alcune apparenze contrarie - la più attendibile.
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