
Faccio di questi ragionamenti scoscesi alle due del mattino, nell'ampolla d'insonnia dalle pareti di vetro infrangibile che talora mi contiene, implorando agli spiriti della notte - ce ne sono alcuni nella mia camera alle prime armi, vergognosi di mostrarsi di giorno - un'elemosina di sonno. A quell'ora non sono sveglio veramente e non dormo. È un terzo stato, metà e metà, come la borghesia ai tempi dell'assolutismo, e mi fa smanioso di dormire e per questa ansia che mi mantiene desto e nervoso incapace di farlo. Ne escogito, di ragionamenti, che neanche con la fantasia più spinta, di giorno, potrei arrivarci. Tre, quattro volte al mese, senza avvenimenti particolari e colpevoli motivi che giustifichino il misfatto - un caffé di pomeriggio, un film di esorcismi serale - mi sveglio in piena notte e sto lì a sibilare raffinate parolacce e a fissare le ombre sulle pareti. Si muovono, giuro, infilandosi tra le fessure della serranda come la sfoglia dei ravioli sotto la macchinetta della pasta, vengono da fuori, dal buio, fantasmi di natali passati spaventati dai lampioni, e chiedono asilo. Li lascio dormire con me, mi ci copro anzi come fossero coltri di lana: mi avvolgono e tengono caldo. Appena sono tutti sistemati e comodi mi permettono, finalmente, di riaddormentarmi.
Commenti
Posta un commento
Grazie per aver commentato il mio post