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Halloween

La mia vista si è abbassata da quando leggevo qualsiasi libro scritto in piccolo, tipo quelli degli anni Ottanta, 100 pagine 1000 lire, chi se li scorda? -  ne ho una caterva, incolonnati per genere. Scoprii in quel modo certi classici dell'orrore - Le Fanu, Lovecraft, Bierce, le storie spettrali di Capuana, Lauria e Tarchetti - che altrimenti mi sarei perso, e sarebbe stato un peccato. Specie da quei racconti di streghe ho capito che amavo farmi spaventare - ce l'avevo dentro di me quel sentimento, come tutti i sentimenti; avevo solo bisogno che i libri me ne facessero accorgere. E che amavo leggere quei racconti in un guscio adatto: dopo il tramonto, col vento a fischiare chioccio, ai riverberi di luce del camino, una coperta sulle ginocchia, solo in casa, porta sprangata e termosifoni spenti. Il freddo ricrea le condizioni di un tempo nelle fattorie avvicinate di lupi, le gemme di legna che scoppiano e il profumo della quercia che brucia, la resina che cola sulla brace, frigge,  le ombre sulle pareti che sono il profilo di te che leggi arrampicato sulla sedia. Fuori c'è un altro mondo, ami credere che sia minaccioso d'una minaccia però indecifrabile - l'incertezza del pericolo è essenziale per far lievitare la paura -  la notte cambia aspetto ai dintorni, è così, te ne convinci, e ogni tanto osi ficcare il naso fuori dalla finestra per capire se i palazzi hanno messo i denti. Questo genere di storie spaventose vanno lette nel loro habitat. Ho provato a leggere Poe al mare, la storia sul mesmerismo: non senti niente, niente brividi, non c'è una sola ragione perché si debba leggere La verità sul caso Valdemar in spiaggia ad agosto. Caso mai in spiaggia a novembre, a mezzanotte. Allora sì. Un giorno ci provo, poi vi dico.
È la stessa poetica ragione per cui mi piace Halloween. Tutto quel che ha le mani in pasta col mistero di ciò che potremmo diventare una volta passati a miglior vita mi solletica la fantasia, come un fantasma i piedi quando dormo. E mi sembra una crociata stupida - come tutte le crociate - dargli addosso. La fantasia si alimenta di paura. La prova è che senza fantasia - giocosa, irriverente - certi di noi che dirigono banche, ospedali, multinazionali -  e a cui Halloween per malinteso orgoglio cattolico ripugna -  sono già diavoli belli e compiuti.

 

 

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