
Chi prova a scrivere seriamente - con l'intento di pubblicare per un'editrice free - sappia che dovrà scalare l'Everest. Gli amici, la sua ragazza, gli diranno che è bravo. I primi perché ne hanno le balle piene e vogliono portarlo a giocare a calcetto; la seconda per tagliar corto e convincerlo a una sveltina. Quando vi dicono che siete bravi tirate fuori la pistola. Non lo siete. Avete appena cominciato a impratichirvi con l'alfabeto.
Scrivere è una follia, un mestiere che non è un mestiere perché spesso le case editrici non ti corrispondono il dovuto, perché la fatica che si fa a tirar fuori una cosa decente è spaventosamente più grande delle soddisfazioni morali e materiali. Perché le parole son passate di moda, sono morti viventi, vetuste. Meglio, di gran lunga, i segni, i numeri. Si comunica più in fretta, si risolve il lato pratico dei problemi trascurando quello umano. La morte delle parole equivale alla morte dell'uomo, al suo imbarbarimento tecnologico. Vogliono perfino convincerci che è uguale, anzi meglio, leggere Pirandello su uno schermo che sulla carta. Beati voi e chi vi dà retta.
I nostri laboratori raccontano questo, e tante altre cose che qui non vi dico, sennò non viene più nessuno. Provano a tirar fuori in ognuno il lato umano rispetto a quello meccanico, privilegiano il ragionamento alla risposta codificata. Siamo complessità affascinanti, non macchine dal linguaggio primitivo. Siamo i forse, i può darsi, il crepuscolo, il dolore e la gioia insieme, il patimento amato, non solo (e non così spesso) il sì, il no, il giorno pieno, la notte fonda, la felicità o l'inferno. Siamo sfumature. Ricordarselo, quando scriviamo, vuol dire essere già a un ottimo punto di partenza. Se vi va, da stasera, proviamo a discuterne insieme.
I nostri laboratori raccontano questo, e tante altre cose che qui non vi dico, sennò non viene più nessuno. Provano a tirar fuori in ognuno il lato umano rispetto a quello meccanico, privilegiano il ragionamento alla risposta codificata. Siamo complessità affascinanti, non macchine dal linguaggio primitivo. Siamo i forse, i può darsi, il crepuscolo, il dolore e la gioia insieme, il patimento amato, non solo (e non così spesso) il sì, il no, il giorno pieno, la notte fonda, la felicità o l'inferno. Siamo sfumature. Ricordarselo, quando scriviamo, vuol dire essere già a un ottimo punto di partenza. Se vi va, da stasera, proviamo a discuterne insieme.
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