
Così a piedi vado dove c'è il silenzio, la sua fonte, per una strada bianca che si stringe, s'insentiera e poi muore in un bosco d'aceri, e quando non la trovo più sono arrivato. A spiare tra i rami, seduto sulla roccia, prati d'un verde che ricorda la miseria di chi è in bolletta e la magnificenza della libertà relativa. Il verde è un colore che potrei guardare finché non cala il sole e diventa un'altra cosa, un manto scuro, come un fantasma che dalla luna si è sdraiato sui campi a dormirci. Una casa si attana nella foresta, piante d'ulivo appena dirada, la scritta Attenti al cane talmente scolorita che chissà se il cane è ancora vivo, nessun suono, passi, niente. Stanno lì, quelli che l'abitano, a far l'amore, leggere, mangiare, dormire, ascoltare musica, ridere, volersi bene. I verbi fondamentali sono finiti, tutte le altre azioni che facciamo sono roba meccanica. O almeno così a me piace pensare perché è quello che farei io al posto loro. Di più aggiungerei solo: scrivere.
Poi ridiscendo e incontro gente a cavallo, ci salutiamo anche se non ci siamo mai visti. In mezzo al silenzio è più facile essere cortesi. C'è un cespuglio di more, più giù un altro, i rovi s'aguzzano a difesa, non vogliono tu le colga. Certe sono nere e aspre, certe rosse come lamponi: occorre ancora tempo e sole. Quando rivedo il paese e passo a fianco del vecchio lavatoio mi sento già più a fuoco. La mia dose di solitudine in due - splendido paradosso - è finita, ha completato il giro nelle vene. A quel punto torno ai doveri, a una vita commedia che, a giorni leggeri, smaschero in posti dalla fisionomia aliena.
Poi ridiscendo e incontro gente a cavallo, ci salutiamo anche se non ci siamo mai visti. In mezzo al silenzio è più facile essere cortesi. C'è un cespuglio di more, più giù un altro, i rovi s'aguzzano a difesa, non vogliono tu le colga. Certe sono nere e aspre, certe rosse come lamponi: occorre ancora tempo e sole. Quando rivedo il paese e passo a fianco del vecchio lavatoio mi sento già più a fuoco. La mia dose di solitudine in due - splendido paradosso - è finita, ha completato il giro nelle vene. A quel punto torno ai doveri, a una vita commedia che, a giorni leggeri, smaschero in posti dalla fisionomia aliena.
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