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Adriana Lima nel backstage del Calendario Pirelli 2015 (Credits: Steven Meisel) |
Sospetto che c'entri il tempo. Il tempo che percepiamo, più che il tempo reale, che invece è un mito, non esiste. In una periferia estrema del cervello, una bidonville, intuiamo che il tempo cola via come da un piano impercettibilmente inclinato e dobbiamo dare un senso ai giorni vuoti. La cattiveria, il dispetto, sono un'ottima farcitura, specie se abbiamo in cavea acquirenti di pane col bigliettino in mano o astinenti da social network. E anche la luce dei lampioni che piove tonda come un tuorlo sul tegame ma non coglie quella Chevrolet parcheggiata al buio, in pace, un po' più in là, è un'occasione per rompere le palle, l'indomani, a uno speaker radiofonico, romanziere, padrefigliocompagnoaffidabilefratellogeneroforsegrillinodicertosognatore che - pur affetto da faringite ipotrofica cronica - a scuola parla a braccio di Montale e trasforma la precarietà in occasioni, sa trasmutare come sasso in oro la malinconia in gioia e ci ha pure una fidanzata magnifica mentre io torno a casa e trovo quel rospo di mia moglie e la sua dentiera nel bicchiere.
Magari lo farei anch'io. Rompergli le palle a uno così, dico, bucargli le ruote. Magari no. Comunque ora non importa. Importa che voglio scrivere una storia dove il tempo non è casuale ma su misura per ognuno. Mettiamo che funzioni così. Il tempo che ognuno ha è tarato esattamente sui suoi desideri. Quando uno li ha esauriti, ciao: muore. E la sto scrivendo, una faccenda con queste coordinate. Viene fuori ganza, mi sa. Non staremmo più a rammaricarci per quelli che muoiono giovani: sapremmo che han finito di desiderare, che sono stati esauditi, che non c'è più motivo che sopravvivano. O che non hanno desiderato abbastanza, e allora è inutile che stiano al mondo. Il tempo modellato sulle aspettative. Pensa se fosse questo il disegno di dio: semplice semplice. E noi che siamo stati a scervellarci con la teologia, sant'Agostino, Spinoza. Deficienti. Noi e chi ci dà retta. Staremmo lì ad accumulare progetti di bellezza per dilazioni di mesi, anni: un paio, per i più fantasiosi. Lo capirebbero anche i fessi che è meglio desiderare tanto, se vuoi arrivare vecchio. Perfino i rompipalle smetterebbero di esserlo e si piazzerebbero alla finestra a guardare le stelle, anche etimologicamente il gesto necessario. Solo i gommisti, alla fine, sarebbero rammaricati di aver perso tutto il lavoro. Ma compenserebbero coi calendari Pirelli, da cui donne più nude possibile - a furia appunto di desiderarle - prenderebbero vita tra le Michelin e le Goodyear appilate. E allora lì comincia la festa.
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