Passa ai contenuti principali

Franceschini e il paranormale

Sono praticamente astemio. E non ho mai fatto uso di droghe, neanche leggere. Questo farà ridere alcuni dei miei studenti, che mi giudicheranno uno che non sa vivere. Ma non fa niente. La premessa sulla mia sobrietà era però necessaria per quanto sto per raccontare: le piccole cose inspiegabili della vita, il lato oscuro della luna. Gli episodi minuti cui non sai dare una lettura razionale. Càpitano. Solo che facciamo di tutto per ignorarli, ricacciarli indietro, credere che siano l'esito di un'indigestione di frutti di mare.
Tre o quattro volte ho sentito voci di morti. Non dentro la testa, dentro le orecchie. Una, a campione, antica: mio zio, il fratello di papà che da bambino mi dava lezioni di pianoforte, se n'è andato nel 1995. Pochi giorni dopo il funerale, avverto distintamente la sua voce che mi chiama. Ero a casa, solo. Di pomeriggio. Nessuna tv accesa, niente radio. Condominio deserto, mi affaccio dal balcone e in strada non passa nessuno. L'ho fatto per fare: ero strasicuro che fosse la sua voce. Il tono era allegro, come di chi fa il tuo nome a mo' di saluto gentile, indugiando un po' sulle vocali, per vezzeggiarti.
Un'altra volta - più recente - ero in montagna coi miei, a Ortisei. Facciamo conoscenza con una famiglia di veneti. Simpatici, alla mano. Specie il nonno: gioviale, energico. Giovanile, soprattutto. Disse di avere 70 anni ma ne dimostrava dieci di meno. Una sera ceniamo insieme, allo stesso tavolo. L'indomani questo signore torna in città e lascia in vacanza figli e nipoti. Ci dice Risalgo fra una settimana, facciamo un'altra mangiata, e giù una risata, strette di mano. E parte. Quando ricompare è un altro uomo. Son passati sette giorni ma sembrano sette secoli: è ingobbito, ragnatele di rughe in faccia, non ce la fa a parlare. Penso a una malattia improvvisa, devastante. Dico a mio padre Hai visto com'è ridotto? Sembra che ora abbia cent'anni. Perché? - mi fa lui - anche l'altra settimana era così. Così come? - gli chiedo io. Cadente!, replica. Ma stai scherzando? Sembrava un giovanotto! E lui: Ti sbagli, a me pare come domenica scorsa. Ora: non mettetevi mai a discutere con mio padre, alla fine ha ragione lui e ti liquida come tu fossi un babbeo.. Ma io non ci ho dormito per tre o quattro notti con la faccia di quel vecchio che mi si spalancava in mente appena chiudevo gli occhi.
Altra stranezza - più contemporanea - mi succede in radio. Quando vado in bagno, capita che la luce si accenda da sola. Niente cellule fotoelettriche, o come si chiamano. L'appartamento dove ha sede TNA l'hanno costruito gli austro-ungarici, credo, quindi non è cosa. Il fatto che mi sconvolge è che la luce si accende impercettibilmente prima che io col dito sfiori l'interruttore. Ho pensato a un filo scoperto, a un contatto, ma non ce ne sono. La prendo a ridere, se la luce si accende prima che io pigi il pulsante dico Grazie ad alta voce, chiudo la porta e faccio pipì.
O infine - è capitato più volte - vedo una cosa buffa quando mi sveglio di soprassalto. Nel mio letto, in camera mia. Chi è attorno a me a vegliare il mio sonno non fa in tempo a svanire del tutto, mi sa. Resta un vento, un alito che muove le cose: il foulard sull'appendiabiti, in genere. Si muove per un istante, come per un pigro scirocco. Ma riesco a vederlo. E ogni volta che succede una cosa del genere, dentro, anziché spaventarmi sorrido. La paura non esiste. Io, quanto meno,  non ne provo.
Non riesco a spiegare tutto: il vecchio di Ortisei è rimasto un mistero. Ma il fatto che questi piccoli sorrisi dall'ignoto mi diano pace e non angoscia - come benevoli fantasmi affettuosi - qualcosa vorrà pur dire.





Una canzone in tema: Paranormale  (Enrico Ruggeri)
https://www.youtube.com/watch?v=qU5D3PVNCvI

Commenti

Post popolari in questo blog

Lasciami andare

Valerio, avevi ragione, dovevo lasciar andare. Ti ricordi che ne parlavamo? Io trattenevo, aggiustavo, incollavo. Tu dicevi "Sei stato bene con quella ragazza? Basta, non cercarla, non chiamarla". Oppure "Ti manca tuo padre, ne hai nostalgia? No, non darle retta, via, è finita". Dicevi che dovevo conservare la memoria ma senza ogni volta inseguire il passato: io ho sempre pensato che le due cose fossero inseparabili, mi hai aperto gli occhi. Così faccio con le case che ho abitato: non le guardo più le fotografie, che si secchino pure dentro gli armadi. Lasciar correre, lasciare indietro. Un suggerimento sensato, così facendo uno mette a posto il disordine delle stanze, ma si vive meglio in un ambiente in cui tutto è dove deve stare? A questa obiezione facevi spallucce, una finta di corpo - come quando giocavi mezz'ala e io al centro dell'area aspettavo il tuo cross per segnare - e uscivi dal bar. Forse pensavi Che testa di cazzo , ma con tenerezza, perché ma...

Primavera di vento

A Tarquinia c'è un albergo nascosto in mezzo alla pineta, non affaccia al mare, è l'albergo dei nostalgici, degli amanti e delle canzoni d'autore. Tira sempre vento quando ci vado, ma è il vento leggero del Tirreno che volta le pagine del libro che ho in testa assieme ai ricordi della giovinezza, mai finita e mai rinnegata. In una primavera di vent'anni fa, una primavera anch'essa di vento, ci arrivammo per caso, tu ed io, ragazza amorevole di un'altra vita. Dal litorale non si vede e se non sai che c'è è difficile trovarlo, e noi cercavamo una camera col balcone sulla spiaggia, per cantare un'altra volta il caso, divinità innamorata delle onde azzurre e dei fortunali. Cenammo invece a bordo piscina perché l'hotel segreto ci rapì, e il mare restò una voce di là dalla strada, una prospettiva per l'indomani, l'abisso dentro cui stavamo per cadere dopo quella notte di soprassalti. Ti presi e poi tu prendesti me e alla fine la stanchezza ci rese ...

Paradiso e Inferno

Mia figlia mi propone una sfida impossibile: che le riassuma in venti righe l'idea che Dante aveva dell'amore. Deve preparare l'esame di letteratura italiana per settembre, e mi chiede di offrirle una prospettiva diversa da quella di tutti i libri che ha consultato .  Un bel pasticcio: che diavolo posso dirle che non abbiano già detto mille altri prima e meglio di me? Decido di partire dalla mia esperienza. Non per vanità ma perché conosco i miei guai d'amore più di quanto conosca qualsiasi poeta. E i miei amori sono stati quasi sempre dei saliscendi emotivi, un giorno in cielo e l'altro sottoterra. Per associazione di idee mi vengono in mente la Vita Nuova e il quinto canto dell'Inferno. Avete presente, no? Beatrice che  tanto gentile e tanto onesta   pare  eccetera eccetera; e Paolo e Francesca, che sono scaraventati tra gli incontinenti per aver ceduto alla lussuria. Mi metto alla ricerca di un punto in comune che non sia scontato. Leggo e rileggo quei versi ...