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Trentacinque anni fa, sabato sera

Il sabato sera non è un giorno come gli altri, è un alieno, una gita dentro un mondo perfetto. Il sabato sera di quand'ero ragazzino sembrava che smettessi per tutti di essere di troppo e diventassi il centro dell'attenzione. Non so perché succedeva e magari non succedeva davvero: era solo una mia impressione. Che ero di troppo, dico. Sta di fatto che alle sei di pomeriggio andavo a messa con mia madre, mia nonna e mia zia, al duomo di Narni. Loro dicevano che se fossero arrivate solo un po' in ritardo e comunque prima dell'inizio della predica, la messa  poteva considerarsi presa. Altrimenti toccava ritornare a quella solenne della mattina di domenica e a mia madre seccava. Mi annoiavo, anche se la voce di don Giovanni Zanellato era gagliarda e rimbombava tra le navate, mentre qualche vecchia, nei banchi in fondo, bigottava che il prete veneziano avesse più d'una spasimante, bello com'era anche in là con gli anni. Avevo fatto il callo alle lungaggini: sapevo che al momento del padre nostro era quasi finita e mi rianimavo. Mi scocciava da morire, però, dare la mano agli estranei allo Scambiatevi un segno di pace. Suonava come un ordine perentorio e non c'era verso di sottrarsi. Erano mani di tutti i tipi: viscide quelle dei maniaci sessuali; sudate quelle dei quarantenni mai cresciuti che vivevano ancora con la madre vedova e giocavano tutto il tempo con gomitoli di spago; nocchiute quelle delle vecchie magre come  fringuelli cotti sul camino, che mi piaceva mangiare nonostante mi guardassero come guarda la morte dai buchi degli occhi. All'Ite, missa est con le duecento lire di mia madre compravo Il Giornalino che una donna storpia dall'età indefinibile vendeva in un banco vicino all'acquasantiera. La chiamavano Platino, credo fosse il suo vero nome, viveva lì delle elemosine dei fedeli e della parrocchia. Aveva fama di iettatrice. A chiunque incontrasse, augurava un Che le vada tutto bene, signor mio, e un giorno un amico di mio padre, cinque minuti dopo quel popò di benedizione, prese malamente la famigerata Curva dell'Edera e distrusse la macchina riportando fratture varie e un trauma cranico. Sopravvisse per raccontarla. E per maledirla toccandosi platealmente il cavallo dei pantaloni ogni volta che l'incrociava. Da allora la fama di Platino assunse inevitabilmente contorni ancor più sinistri.
Uscivamo dalla chiesa e io ero fradicio di acqua santa. Mi segnavano la fronte e il petto, mia madre e le altre, a mò di scaramanzia (per neutralizzare gli influssi nefasti della mendicante) e come atto di fede. Sopportavo tutta la funzione, da anticlericale in potenza qual ero già, per la promessa dei croccanti al cioccolato della drogheria lì davanti. La chiamavano tutti Mecuccette, la bottega, (Vuoi andare da Mecuccette, vero? mi blandivano); non ho mai saputo l'etimologia del nome, nessuno me lo seppe mai spiegare. Odorava di chiodi di garofano, zenzero, cacao. Aveva delle uova di Pasqua gigantesche, e quelle più piccole, confettate, durissime, con cui mi ruppi un paio di denti, una volta. Mio nonno ci comprava il vino alla spina.
Il sabato sera finiva a cena a casa dei nonni, in via Cardoli. Mi piaceva cenare lì perché avevano la tv in cucina e noi no. Guardavamo l'Almanacco del giorno dopo: la sua siglia ipnotica mi addomesticava come un crotalo nella cesta e mangiavo anche gli spinaci, che a casa non volevo neanche dipinti.  Poi il tg e poi Delia Scala, e Johnny Dorelli, e Panelli, e Manfredi, Pippo Baudo e Montesano. Insomma tutto il meglio che c'era all'epoca, prima che arrivasse MTV a guastarci la crescita.
Poi andavo a dormire, sperando di arrivare presto a 18 anni, per prendere la patente; è successo che una di quelle sere devo aver dormito troppo. Quando mi son svegliato ero adulto, tanta gente che ho amato in sogno - perché doveva essere stato tutto un sogno - non c'era più. O, chissà, non c'era mai stata. E soprattutto non ho ritrovato te, al risveglio. Ti avevo sognata in un sogno lunghissimo, e intanto crescevo. E nel sogno credevo ti avrei stretta a me fino a cent'anni. E invece ho capito - appena sveglio -  che questa costruzione era solo nei miei più infantili desideri.


Qui una puntata dell'Almanacco del giorno dopo. Solo per nostalgici e passatisti:
 http://www.youtube.com/watch?v=HL4VrTCLXRI

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