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Il muschio selvaggio

Eppure dev'essere successo, da qualche parte. In qualche angolo del passato deve essere capitato che - un giorno - ho smesso di sentirmi felice a Natale. Magari non è stato un taglio netto, più uno sfilacciamento lento, come una corda che si sfibra e alla fine cede. Anni fa era una splendida finzione a cui credevo ciecamente; oggi una realtà a cui non assegno nessun complemento di vero. E non c'entra il discorso religioso, non c'entra il dolore che a palate il destino mi ha servito a pranzo e cena, negli ultimi anni. Il fatto è che oggi non ho più gli occhi con cui guardavo le cose attorno e tutto si è svilito, il trucco è scoperto, il camino è spento, tante persone che ho amato  - e che di quei Natali erano l'anima - sono morte. La mia festa era a rimorchio: altri la addobbavano per me. Non mi va, non son capace di organizzarmela da solo e le persone che ora ho intorno - per un motivo o per l'altro - sono inadeguate. Così passerà anche quest'anno - la festa - con fretta indolente, emicranie, noia, freddo, calorie in eccesso, auguri ipocriti di parenti per caso, regali obbligatori e poi il ritorno a casa triste, prima che faccia scuro, con mia figlia. Un mucchio selvaggio di sentimenti cupi e ansiosi. Anzi, un muschio selvaggio, se vi piacciono i giochi di parole.
Però.
Però - nonostante lo sfacelo -  ogni mattina mi sorprendo a chiedermi perché mi alzo dal letto. E ogni mattina mi do la stessa risposta: perché può essere che quel giorno lì, mentre a scuola racconto Umberto Saba, mentre in radio registro una puntata del Cercando l'oro, mentre in edicola compro Martin Mystere, mentre faccio benzina, mentre scrivo una roba come questa, mentre piango da  solo e rido assieme, qualcosa succeda. Arrivi un messaggio, qualcuno telefoni, si decida ad accettare un invito a cena vecchio di settimane ma senza scadenza, o uno mi fermi per strada e dica Il suo romanzo è magnifico. Ecco per cosa mi alzo, ecco per cosa si campa.
E allora, Natale o non Natale, se prendiamo per buona quella sciocchezza che dice che chi s'accontenta gode, vi giuro che ho intenzione di spassarmela, accontentandomi di sentimenti argentei e minuti, per i prossimi tre o quattro secoli.

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