E, in second'ordine, non riesco a non pensare al male che ti han fatto, quando qualcuno che amavi e di cui ti fidavi vendette una casa che in parte era anche tua, senza dirti niente, senza sganciarti un centesimo. Non per i soldi, di cui non ti importava niente: ti sentisti tradita. Son cose di cui non vorresti che io parlassi ma me le son tenute dentro troppo tempo, perdonami. Oppure quando - due giorni prima di partire per la Sicilia, quando i tuoi vili medici bugiardi ci dissero che era tutto ok, che per scrupolo avrebbero cercato un donatore di midollo ma che non sarebbe servito perché saresti guarita in fretta - trovai nella cassetta della posta una lettera con minacce di morte. Era scritta con lettere ritagliate dai giornali, come Totò e Peppino in quel vecchio film. Comico se non fosse stato che te eri già malata e quindi voglia di ridere non ne avevamo. Per cosa fummo minacciati, poi? Per via di una persona a noi molto vicina: avremmo dovuto convincerla a rinunciare all'assegnazione di una casa popolare altrimenti ce l'avrebbero fatta pagare. Intimidazione maldestra di gente che dovrebbe stare in manicomio e invece è a piede libero. So perfettamente chi è stato a mandarla: stanno già scontando con le loro vite di miserabili falliti. Anche i carabinieri ci consigliarono di soprassedere: sui deficienti non si infierisce.
E io? Io le mie leggerezze le sto pagando a prezzi da mercato nero e va bene così: non dovevo neanche pensarle. Ma presto o tardi toccherà ad altri. Nello specifico e perché sia chiaro: altri parenti, a cui negare - perfino sotto tortura - il più insignificante sentimento di benevolenza. E allora oggi ti ricordo così. Non scrivo che t'amo, che mi manchi, che vorrei fare l'amore con te anche fosse l'ultima cosa della mia vita, come quando ci chiudevamo in albergo e mettevamo fuori la scritta Non disturbare, e ci davamo dentro come conigli. No. Ti ricordo con la rabbia che invece di attenuarsi è aumentata a dismisura. Mi rimprovereresti, se fossi qui. Mi diresti di prendere il buono che c'è in ognuno. Scusami, non ce la faccio a essere come te.
Però ti assicuro, tesoro mio, che - a un anno esatto dalla tua partenza - ci sto lavorando.
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