
Io non so se ti ho mai ringraziata per tutto questo bene che ho avuto da te, per il senso di compiutezza della vita che mi hai infuso. Per quando all'una tornavo a casa e sorridevo all'idea che stavi ad aspettarmi, mi aprivi la porta e ti davo un bacio ed eri di una bellezza esagerata e dicevi Senti se la pasta è giusta di sale? Credo di sì, sospetto di averti ringraziato innumerevoli volte. Lo faccio ancora oggi, giorno sacro e insopportabile, e ti ricordo felice accanto a me ma vivere solo di memoria è una condanna spropositata anche per le mie manchevolezze. Non so se ho dentro di me le risorse per superare la sofferenza o almeno farla sopportabile. A volte credo di avercela fatta, poi una ricaduta; è troppo presto, mi dice qualche amico. Quando mai sarà abbastanza tardi per andare a letto e dormire - dormire! - senza torcere le lenzuola, non so. Magari un giorno smetterò - dall'abisso più osceno dell'anima - di pregare il dio caino di concedermi la grazia di non svegliarmi più.
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