Rimetto in movimento mia sorella Sara che si è spesa senza risparmio per aiutarmi a organizzare tutto.
Saliamo al ristorante, dove ci aspettano per la cena. Lui è stato raggiunto da quattro o cinque amici; con i miei dieci o dodici siamo un piccolo esercito. Arriva Arnaldo Casali: organizziamo un'intervista per la radio nel vicolo dietro il locale. Andrà in onda quanto prima. Durante una pausa della registrazione gli racconto di Alessandra: si intristisce, è turbato. Ci sediamo a tavola al primo piano ma dal pianterreno arriva un fracasso d'inferno: è l'ora dell'happy hour ma sembra che il bancone sia preso d'assedio da un nugolo di esagitati. Red chiede di cambiare ristorante, c'è qualche momento di elettricità col personale in sala. Sara ed io ci fiondiamo a chiedere a un altro locale lì vicino se può organizzarci una cena vegana per quindici. "Non ci sono problemi", ci rispondono e ci trasferiamo in massa. Alla fine della cena (squisita) regaliamo a Red un libro su Narni. Si fanno le undici, io comincio a dare i numeri, per la stanchezza e per qualche goccia di vino di troppo. C'è ancora la forza di salire fino al museo di Palazzo Eroli, dove Red rimane estasiato davanti alla Pala del Ghirlandaio. In una sala del museo hanno organizzato un piccolo rinfresco: una pasticceria di Viterbo ha fatto una strepitosa torta vegana riproducendo alla perfezione la copertina del libro. Brindisi di mezzanotte e - alcolicamente - siamo prossimi al crollo. Mentre riaccompagno Red in albergo gli chiedo: "Domattina a che ora conti di partire?"; e lui: "Domattina? Che intendi con questa parola?" e mi strizza l'occhio. Alessandro Cavalieri, il mio socio nei Narrautori, gli passa un cd con le sue canzoni. Red promette che lo ascolterà. Torniamo a casa anche io e Susi, una buona volta.
Dormo poco, stamattina la diretta in radio, un salto a scuola e poi di nuovo a Narni. Arrivo e Red sta camminando - col trolley e una valigia - la curva che da piazza Garibaldi porta al garage di papà. Gli faccio: "Dormito bene?"; "Non molto, troppi schiamazzi". Mi spiace, glielo dico, e mi scuso anche se non credo di avere colpe particolari.
Mentre sale in macchina gli regalo il mio romanzo. Gli dico: "L'ho scritto negli anni della malattia di mia moglie"; lui: "Sai? Ieri, prima che mi dicessi di lei stavo per chiedere a tua figlia E la mamma dov'è? ma mi sono fermato in tempo, come una specie di sesto senso". Mi abbraccia di nuovo, gli dico:"Forse vengo a sentirvi il sei luglio a Bastia Umbra"; "Ottimo, ci vediamo là". Stringe la mano a mio padre, fa retromarcia ed esce. Mi saluta con la mano, va via. Quando è lontano salgo in macchina anch'io e torno a casa. Un po' meno solo e triste di ieri.
Mi spiace solo non essere potuti venire con Monica. Eravamo pronti ... quando ... Beh! Te lo racconto la prima volta che ci vediamo. Magari per una passeggiata come dicevi in un tuo post su fb. Il 20 Luglio si fa a piedi la Polino Cascia. Di notte. Semmai una cosa di giorno. Fammi sapere. Mi farebbe piacere. Per il momento complimenti per aver organizzato un evento simile e per averci fatto vivere il "back stage". Complimenti anche per i narrautori di cui ho sentito gran bene e a cui verró.
RispondiEliminaNon demordere da alcunché.
Ciao Fabrizio G.
ciao Fabri, non mollo nulla, anzi riparto con progetti che mi fanno sentire vivo. Ci vediamo presto, spero. Un abbraccio
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