C'è una zattera su un fiumiciattolo del Texas orientale; sopra ci stanno due ragazzine - una è di colore - e un adolescente effeminato, una donna bellissima che scappa da suo marito, un predicatore con un peso gigante sulla coscienza, un mucchio di soldi rubati, un'urna con dentro le ceneri di una ragazza fissata col cinema, fatta affogare con una macchina per cucire legata alle caviglie e poi cremata in un mattonificio. Anni Venti del secolo scorso. Già questo giustificherebbe il viaggio fino in America; ma una volta lì bisogna piazzarsi davanti alla porta di casa di Joe R. Lansdale e appena esce mollargli un bacio alla francese. Non sarebbe contento, a meno che non siate Sharon Stone, e non arriverò a tanto. Ma è per dire dei narratori di razza. Che ti incastrano in una storia - Acqua buia, Einaudi - e non puoi farci niente, finché non è finita stai lì invischiato come nella melassa. Aggiungo che la zattera ha per destinazione Hollywood, o un posto da cui non sia così impossibile raggiungerla, perché i ragazzini hanno fatto un voto: spargere al vento proprio a Hollywood le ceneri della morta, per via della fissa che aveva. Beh, è uno spasso, 'sto libro, tra tenerezza e crudeltà, agguati, serpenti d'acqua, linciaggi, paludi. E dialoghi secchi, taglienti. Non sarà facile arrivare a dama per la coraggiosa accozzaglia di eroi. Ma è una cosa che ha a che fare con la crescita e Lansdale, dopo tanti romanzi pulp, si è specializzato nel raccontare gente che cresce. Con problemi, sennò non c'è gusto. Siamo dalle parti del kinghiano Stand by me, per capirci. Meno filosofico e più avventuroso. Magistrale comunque. Non è roba piatta, da supermercato. Oddio, la trovate pure là, tra il tonno e la maionese. Ma siamo su un altro pianeta rispetto ai libri che vanno per la maggiore. Provare per credere.
Mi invitano a una festa di pomeriggio, come quando avevo quattordici anni. Per di più di sabato, esattamente come allora. All'epoca mi accompagnava mio padre prima di aprire la tabaccheria, e infatti arrivavo sempre in anticipo, quando non c'era ancora nessuno. Il posto non lo riconosco, l'ho dimenticato, ma i miei vecchi compagni di scuola devono essere qui, da qualche parte, al settimo piano dello stesso palazzo ingrigito. Alla fine indovino la strada, il civico giusto, suono, mi aprono, faccio le scale a piedi e mi ritrovo davanti a una porta blindata che nel 1981 era di ottone. Dietro la porta, Silvia. Le do del lei, faccio finta di non riconoscerla. Lei fa lo stesso, dice Prego, si accomodi , sono arrivato un'altra volta per primo. Non è cambiata poi tanto. Certo, ha la mia età, non è più una bambina, e non ho idea di che vita abbia vissuto, se sia sposata, abbia dei figli, che mestiere faccia. Mi fa sedere in quella che definisce living room: quando eravano ragazz...
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