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Non è il Caso


Succedono cose strane. Anarchiche, all'apparenza, e slegate le une dalle altre. Poi, a guardarle meglio, ti accorgi che sono parenti tra loro, madri e figlie o magari nonne e nipoti e comunque legate da un filo invisibile, che c'è.  La morte di Alessandra mi ha costretto a nuotare controcorrente, nel nostro passato comune, alla ricerca di un presagio, uno sguardo, un umore novembrino addosso a una sera d'agosto, dentro cui trovare in lei - in potenza - ciò che sarebbe successo. Forse lei sapeva e aveva fretta di bruciare il tempo per non lasciare niente di non vissuto. Per conto mio tiravo il freno: poca fretta di crescere, di diventare marito e padre. Poi quando è successo è stata meraviglia, mi son trovato a pensare che se avessi potuto scegliere uno stato d'animo e fossilizzarlo nell'eterno, avrei scelto quella sensazione di dolce benessere che mi dava viverle accanto. Perché viverle accanto è stato fantastico, giuro. Oggi - ripeto - succedono cose strane. Luci che si accendono prima ch'io sfiori l'interruttore: va beh, un contatto di fili elettrici. Voci che mi chiamano dalla strada, mi affaccio: deserto. E la voce sembrava familiare. Foto che cambiano espressione, impercettibilmente: un sorriso trattenuto che si accentua e mi fa festa dentro. Ho sempre sperato - più che creduto - che la nostra vita non può essere un caso. Negli ultimi tempi mi son fatto amaro e cupo e ho maledetto ogni prospettiva soprannaturale che mi privasse di lei - per un indecifrabile, cattivo disegno. Al supermercato, ieri l'altro, mentre rimasticavo questa cosa senza trovarne  il capo, mi son caduti gli occhi su un libro di Erri De Luca. Si intitola Ti sembra il Caso? Coincidenza. Scherzo di dio. Non so, non gli ho ancora dato un nome. Ho comprato il libro, mi piace Erri De Luca, pur coi suoi eccessi di lirismo quando dovrebbe suonarle di bastone. Ci ho trovato cose antiche sulla vita e un discorso sulle coinci-dense. Sì, con la esse: sugli episodi fitti che ci accadono e che son legati tra loro senza che ce ne rendiamo conto. E ieri c'è stata una partita di calcio, una cosa insignificante, una finale. Lei mi diceva Tu sei buono, stai sempre dalla parte di chi se lo merita.
Anche nel calcio, intendeva, gioco frivolo, malato e milionario. E le avrà fatto piacere che ha vinto la squadra che da ragazzo mi fece innamorare prima che - infinitamente più forte - lo facesse lei. Ora so che tutte le parole d'amore che immeritatamente abbiam ricevuto hanno il potere di renderci migliori. E tutte le cose che accadono hanno parentele affettive tra loro. Cose serie, come l'amore assoluto, e cose stupide, come una partita di pallone. Sta a noi rintracciarle tramite una memoria di dolori e tenerezze e decifrarne il significato, sperando che alla fine possano svelarci quello che chiamano il senso della vita.

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