Avevo deciso di non andare più: troppa pioggia, troppa malinconia. Qualche volta mi lascio prendere dalla tentazione di non far nulla, dei miei progetti migliori. Pericoloso assai. A casa Susi ha piantato una grana, perché la gita ormai l'aveva messa in conto. Armati dell'essenziale siamo così partiti per il mare. Tra Bomarzo e Viterbo una grandinata furibonda mi ha fatto pensare che dovevamo tornare indietro. Ignorando gli assalti dell'accidia ho tirato dritto. Appena dopo Tuscania altro nubifragio, visibilità ridotta, torrenti d'acqua in mezzo alla carreggiata ma ormai eravamo arrivati. Tarquinia lido è più bella nei ricordi di quanto non lo sia obiettivamente; è un mare facile, dietro casa, un po' abbandonato a se stesso, spiaggia di sabbia scura, qualche baracca fatiscente tra alberghi costosi. Qui ho sperimentato la felicità, quando io e te piantavamo tutto e per due giorni eravamo irreperibili. Una volta lo racconterò.
Parcheggiamo sulle strisce blu: si paga solo d'estate. Ha smesso di piovere. Camminiamo sul lungomare, Susi mi scatta delle foto e ride e fa un ruttino, la riprendo, dice "Scusa"con la faccia furba. Le dico che avevo poco più dei suoi anni quando qui ci venivo coi miei; mi ricordo le canzoni estive da un altoparlante mentre andavo a comprare il giornale per mio padre. Musica leggera, come la vita di allora, quando ogni ragazzina che ti faceva gli occhi dolci pensavi potesse essere un grande amore. Le faccio vedere la casa dove stavamo in villeggiatura, nel 1983. Non mi dà soddisfazione, dice "Non ho fatto colazione, ho fame": mi arrendo, basta ricordi. Saliamo in città, raggiungiamo un ristorante dove ho lasciato il cuore.Si chiama Scacciapensieri. Ci mangiammo un paio di volte dei piatti di mare fantastici. Ora ci vengo con tua figlia, vedi? Ha la tua faccia, le tue espressioni, i tuoi gusti. Prende un antipasto di mozzarella di bufala e prosciutto crudo, e orecchiette con broccoli e salsicce. Troppo peperoncino, le passa a me e io devo rinunciare ai miei sedanini ai frutti di mare. Entra un signore anziano, corpulento, con la chitarra. La faccia da bravo cristo. Comincia ad arpeggiare una canzone napoletana. Gli do due euro, non la finisce più di ringraziare, ci dice tre volte "Buon appetito", esce a elemosinare altre monete sotto la pioggia. Chiudiamo con una crema d'uovo con le fragole sopra, fatta lì per lì, il cameriere ci avverte: "Fate attenzione, signori: è ancora calda". Pago il conto e saliamo alla terrazza panoramica, dove c'è un negozio di dolciumi. Sono le tre del pomeriggio: chiuso. Lì accanto, su un giardino, c'è un libro di pietra con scolpiti versi di Cardarelli, poeta vero e misconosciuto. Scattiamo altre foto, stavolta con le facce buffe. Torniamo al lido, per un saluto al mare. Susi dice "Voglio farti un regalo, voglio comprarti un bracciale. Poi te lo metti?". "Dipende come è fatto". Non troviamo bancarelle, sarà per la prossima volta. Riprendiamo la strada per Viterbo dove - è un rito - mi fermo a comprare Zagor alla solita edicola. Lo facevo ogni due aprile con te, lo faccio con tua figlia. Susi non ne ha ancora abbastanza, mi porta in via del Macel Gattesco: c'è una fumetteria, cerca Naruto ma non trova i numeri che le mancano. Si accontenta di un gelato, dopo aver scartato un paio di bar "troppo lussuriosi"; "lussuosi", la correggo; "è uguale". Rincasiamo e lei si addormenta sul sedile, con la bocca aperta. Darei non so cosa perché potessi vedere tua figlia quant'è bella. Ma forse la vedi meglio di me e con occhi più innamorati che mai. E questo è tutto.

Bellissimo post, te lo dico da padre e da lettore di Zagor.
RispondiEliminaGrazie
RispondiEliminaUn abbraccio grandissimo..
RispondiEliminagrazie Franco
RispondiEliminaBello e struggente...
RispondiEliminagrazie di cuore
RispondiEliminaPassando dal blog di Lucia Baciocchi non ho potuto fare a meno di passare sul tuo (permettimi di darti del tu)e di leggere.
RispondiEliminaLa certezza che "il tuo grande amore" guarda te e Susi "con occhi più innamorati che mai" ti dia forza ed energia per andare avanti.
grazie, me le sta dando in effetti. Lo sento
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