
E proprio come il tenente Drogo del
Deserto dei Tartari buzzatiano, egli
è il simbolo dell’attesa di un evento che non si costruisce mai: una società
giusta, retta da uomini onesti.
Romanzo essenziale (poco più di 90 pagine), dalla prosa
svelta, cruda e (a lampi improvvisi) poetica, ma dai molteplici significati. Romanzo narrato a due voci alternate: quella del senatore comunista, con una
vita da attivista alle spalle e una vecchiaia borghese, che si chiede se il suo
impegno sia stato veramente genuino o solo apparente; e quella del ragazzo, che
conosce la miseria e da questa tenta di fuggire, che vorrebbe domandare al
suo datore di lavoro come possa essere comunista qualcuno che non ha mai
assaporato la fame e la disperazione.
Ma è anche la storia di un’amicizia
costruita, e del rispetto che nasce tra i due personaggi dopo la diffidenza
iniziale, il rancore, la paura l’uno dell’altro. Drogo vive il suo comunismo
nel modo più etimologicamente corretto: mettendo in comune tutto, convincendo
perfino due donne, Daria e Maria, ad amarlo e ad amarsi tra loro. Il
vecchio senatore contempla invece attorno a sé il fallimento dei suoi ideali.
L’agiatezza, le vacanze esotiche dei figli, la loro indifferenza per la sorte
del padre, gli mostrano come intimi i valori borghesi che ha sempre creduto di
combattere. Esemplare la scena in cui
Drogo, dopo una lite soffocata, quasi sottovoce, esplode in un gesto di
inaudita violenza scaraventando a terra il vecchio, che dalla carrozzina
finisce disteso sul pavimento del bagno. La rabbia di un comunista vero contro
i compromessi un comunista (forse) finto.
Il tutto girato, come fosse un
film, in una Roma estiva e sonnolenta, quasi una Roma di cartapesta, come le
quinte di un palcoscenico. E quando Drogo annuncia al vecchio la volontà di
andarsene a lavorare altrove, verso un futuro meno umiliante, il senatore
compie la prima vera azione rivoluzionaria della sua vita. Troppo inattesa,
significativa, deflagrante, per
togliere al lettore, anticipandola qui, il gusto di scoprirla da solo.
Dopo di che il senso della vita,
la giustizia, le chiacchiere della politica inconcludente e la maledetta
distanza tra i popoli assumono tutt’altri contorni. Un libro col quale la miope, indecente politica italiana di oggi dovrebbe, per il suo
bene ma soprattutto per il nostro, fare coscienziosamente i conti.
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