Vado
a prendere mia figlia in chiesa, dopo la messa. La aspetto fuori, in macchina,
perché non ho trovato posto e ho parcheggiato davanti a un'altra auto in sosta.
Passa qualche minuto, arrivano due signore molto ben vestite, un grosso
cespuglio di palme (presumo benedette) in mano. Una delle due addita la mia
auto e sibila all'altra: "Guarda questo come c...o ha parcheggiato",
l'amica le fa "Adesso gli righiamo la macchina, così impara". Non mi
hanno visto, evidentemente. Scendo dall'auto, calmissimo: "Signore -
replico - non c'è bisogno di arrivare a tanto, sono qui, mi sposto e vi faccio
uscire". Le due dame, forse in affari con un carrozziere, fanno finta di
non aver sentito, una però fa una smorfia, salgono in macchina, io faccio
retromarcia e loro escono con l'anima candida e il cespuglio di pace lucido e
infiocchettato.
Ma si
vede che quel giorno era destino, perché poi me ne capita un'altra. Pochi
minuti appresso, sotto casa, mia figlia scende dalla macchina, tira su il
finestrino ma le rimane impigliato nel vetro un lembo della camicia. Arriva
dietro di noi un fuoristrada, un Suv, il carro armato con cui alcuni di noi, i
più sensibili alle problematiche ambientali, vanno a comprare il giornale la
domenica, nell’edicola a duecento metri da casa. Al volante ancora una signora
di una certa età. Io dico a mia figlia di riabbassare il vetro e liberare la
camicia. La signora dietro comincia a suonare. Non so se avete mai sentito il
clacson di un Suv: è qualcosa di simile alle trombe del giudizio universale. Mi
volto, le faccio un cenno per farle capire che c'è un problema, le sorrido. In
qualche secondo mia figlia riesce a divincolarsi, chiude la portiera, io
parcheggio. Quando la signora sul fuoristrada può finalmente passare, mi
rivolge un paio di inviti in luoghi dove non andrei in vacanza, mostra il dito
medio, fa rombare il motore e si allontana. Faccio in tempo a notare, dal vetro
posteriore del suo bolide, alcune palme argentate messe lì sul sedile, pronte
per essere spacciate a familiari e amici.
Non lo
so, forse la colpa è del fatto che il calendario quell’anno ci ha fatto uno
scherzo: ha mischiato insieme la domenica prima di pasqua e il primo aprile.
Forse il genere umano non è pronto a questo tipo di coincidenze, a questi
giochi tra sacro e profano, tra fede e carnevalate. Io però, per precauzione,
la palmina che ha portato a casa mia figlia l'ho lavata e messa ad asciugare
sull'appendiabiti, in terrazzo. Non vorrei che tutta quella bontà di cui è
intrisa finisse per farmi diventare un mostro.
hai fatto bene!
RispondiElimina:)
RispondiEliminaBravo!!
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